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TechCorner
19 Marzo 2008
- Per avere un quadro più affidabile sulla provenienza dello spam, non è
sufficiente analizzare i singoli valori assoluti. Altrettanto importante è
riuscire ad analizzare il rapporto in relazione alla capacità dei mezzi a
disposizione. E' quello che ha fatto Sophos nell'ultimo rapporto sui
dieci Paesi che producono la maggior quantità di spam pro capite.
Stati Uniti, Russia e Cina, che hanno chiuso il 2007 ai primi tre posti
della classifica dei principali produttori di spam a livello mondiale
totalizzando il 33,8%, non figurano in questa speciale classifica.
I dieci Paesi che hanno prodotto la maggior quantità di spam pro capite sono i seguenti: 1 Pitcairn 2 Niue 3 Tokelau 4 Anguilla 5 Faroe Islands 6 Monaco 7 Bermuda 8 Falkland Islands 9 Andorra 10 Aruba Considerando il volume di spam in rapporto alla popolazione, l’Italia è 39ª, gli Stati Uniti si piazzano in 64ª posizione, la Russia in 45ª, mentre la Cina precipita al 132º posto. "A causa dei numerosi computer controllati dagli hacker, tra ottobre e dicembre 2007, gli USA hanno prodotto un volume di spam ben superiore a qualsiasi altra nazione” ha dichiarato Walter Narisoni, Sales Engineer Manager di Sophos Italia. "Quando si tratta di quantificare il volume di spam pro capite, però, emergono risultati ben diversi. La maggior parte dei Paesi presenti in classifica ha una popolazione molto esigua rispetto ai soliti responsabili, ma tocca cifre stratosferiche quando si considera lo spam pro capite. Solamente perché un utente vive su un’isola remota nel Sud del Pacifico, non significa che non contribuisca al fenomeno globale dello spam. È necessario che tutti gli utenti, in qualsiasi parte del globo, prendano coscienza di questo rischio e si accertino che i propri PC siano adeguatamente protetti". Tra gli altri Paesi che perdono numerose posizioni in questa classifica che tiene conto del volume di spam pro capite figurano: - La Gran Bretagna, che retrocede dalla 9ª alla 50ª posizione - Il Canada, che scivola dalla 26ª alla 89ª posizione - Il Giappone, in caduta libera dalla 32ª alla 136ª posizione - L’Australia, che precipita dalla 33ª alla 85ª posizione.
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