| L'idea |
Intervista
al Presidente
Mario Rossi
Davanti a una
manifestazione come il Palio della Valle Olona la maggior parte delle persone,
quelle che si limitano ad assistere agli eventi, raramente riesce a intuire
l’enorme lavoro necessario affinchè al momento buono tutto vada per il verso
giusto. Quando si parla di mettere s’accordo sei paesi su regole e modalità che
serviranno a stabilire un unico vincitore, il compito diventa ancor più
delicato.
A guidare una tale organizzazione devono quindi trovarsi persone in possesso di
doti non comuni, non ultime un inarrestabile spirito di iniziativa, e una
pazienza interminabile accompagnata però al tempo stesso da una tenacia
superiore alla media.
Non sorprende quindi di trovare alla guida del Comitato del Palio in qualità di
Presidente Mario Rossi, una persona capace di aver tradotto in realtà un
progetto che a molte persone poteva apparire una chimera e abile al punto da
riuscire per i successivi dieci anni a rendere l’evento un appuntamento sempre
più atteso e sentito, conciliando in giusta misura tradizione, campanilismo,
spirito sportivo e voglia di divertimento.
In questa lunga intervista, Mario Rossi ci illustra passato, presente e futuro
del Palio della Valle Olona.
Organizzare
una manifestazione come il Palio non è certamente un lavoro particolarmente
agevole...
Uno dei compiti
più gravosi è trovare le persone che stanno al di sopra delle parti. Io sono
soddisfatto anche se non vince Olgiate, il mio paese; sono soddisfatto se vedo
vincere il Palio, vale a dire se impariamo a conoscerci tra noi più di quanto
facciamo adesso.
Qual
è il significato più importante che attribuisce al Palio della Valle Olona?
Con questa
iniziativa sono riuscito a mettere insieme i diversi Comuni. Non è stato facile,
perchè alcuni di loro facevano già un proprio palio, ma alla fine tutti gli
amministratori hanno capito la validità dell’iniziativa. La gente invece, mi
sembra ancora un po’ ‘acerba’ sotto questo profilo.
In
che misura ritiene valido l’attuale impianto della manifestazione?
Secondo me il
discorso andrebbe un po’ rivisto, ma le mie proposte hanno incontrato
resistenze. Dopo quest’anno però, quasi tutte le amministrazioni cambiano e
quindi se ne riparlerà.
Ha
già qualche idea in proposito?
La mia idea è
quella di portare il Palio una settimana in ogni Comune, esaltando le rispettive
tradizioni, la storia e inserendolo eventualmente nella festa del paese. Uno o
al massimo due giorni durante questa settimana sarebbero dedicati al programma
del Palio con le gare ufficiali.
La fattibilità di un tale progetto dipende anche dalla possibilità di collegare
i giochi ad altri eventi che durano di più e danno il tempo di partecipare a
feste locali, più attraenti per la popolazione.
In
questa ipotesi, come vedrebbe organizzate le gare?
Abbiamo una gara
classica del Palio, quella delle macchinine, che potrebbe diventare la
tradizione della Valle Olona ed essere inserita nel contesto di questo programma
settimanale. Al termine ci si trasferisce in un altro paese e si prosegue.
Certo, in questo modo durerebbe sei settimane, ma così si arriverebbe a quel
maggiore coinvolgimento della gente, che è più disposta a partecipare agli
eventi organizzati nel proprio paese.
Resterebbe invariata anche la struttura attuale di manifestazioni di contorno,
ma si arriverebbe alla settimana finale con l’ultima gara da disputare, al
termine della quale si terrebbero le premiazioni.
Sarebbe una svolta importante, che probabilmente richiederebbe il suo tempo per
la messa a punto...
Da settembre, con
i capi nuovi, discuteremo anche di questo, altrimenti andremo comunque avanti
come abbiamo fatto fino adesso.
Come
viene visto questo progetto dai singoli Paesi?
Il Comune
ospitante deve entrare nella mentalità degli eventi di contorno, mostre, feste,
ecc. Questo è il discorso che dà senso alla settimana, per arrivare a conoscerci
oltre i confini del Paese. Anche se poi non si diventa amici, il fatto di
conoscerci può portarci a superare i nostri campanilismi, ancora troppo
radicati.
Esiste una gara che più delle altre si può identificare con il Palio e
valorizzare in questo senso?
Si potrebbe
pensare di organizzare una sorta di gran premio delle macchinine, con una gara
in ciascun paese. Sotto l’aspetto culturale invece si può pensare di sostenere
la conoscenza della Valle, quello a cui puntiamo attraverso il quizzone.
Tornando al programma attuale, come valuta la partecipazione della popolazione
al Palio?
La risposta è
buona. Nei centri piccoli c’è maggiore interesse, ma se guardiamo a un paese
come Olgiate, alcune frazioni non sono minimamente interessate a quello che
organizza il Municipio. La maggior parte della gente vive e lavora altrove,
quindi appare anche naturale.
Una delle
novità più attese di quest’anno è la cerimonia di Ringraziamento al Fiume...
Qualcuno l’ha
contestata, perchè sostiene che poteva essere interpretata a sfondo politico, ma
il mio punto di vista è diverso. La gente della Valle non ha mai ringraziato il
fiume, quello che le ha dato da mangiare, da irrigare i campi, da far girare i
mulini, da far funzionare le filature durante il periodo industriale. Il fiume è
stato poi rovinato dall’uomo
Come
vede la situazione attuale del corso d’acqua?
Oggi da Gorla a
oltre Olgiate il fiume è dritto, perchè doveva far funzionare le centrali delle
industrie e i mulini. È naturale che ci siano le alluvioni. Come se non
bastasse, quando successivamente non serviva più è diventato una cloaca a cielo
aperto. Visto che il fiume è quello cha dà il nome alla Valle non capisco perchè
debba essere così bistrattato. Mi sembrava giusto riconoscergli un senso.
Oltre al quizzone, c’è un’altra gara che viene disputata per la prima volta...
È una novità
assoluta, la gara di ballo. Visto che riscuote sempre maggiore interesse,
abbiamo pensato di introdurre questo confronto. Anche la maratona è cambiata:
non passa più per tutti i paesi ma si svolge tutta all’interno di uno stesso
centro. Era un modo particolare di sancire l’unione dei Comuni, ma quest’anno il
ruolo è stato affidato alla fiaccolata.
Agli
inizi, il Palio era una manifestazione a cinque, cresciuta in seguito a sei...
Gorla Minore è
entrata a fatica, quando la Giunta attuale ha finalmente capito il significato
del Palio. Con gli amministratori precedenti abbiamo incontrato maggiori
difficoltà a capirsi.
Era l’edizione del 2000, quell’anno per loro era la novità e il paese è stato un
po’ svantaggiato da giochi che non erano particolarmente graditi.
Al
momento, esistono le premesse per un ulteriore allargamento a otto?
Dall’esito
positivo con l’amministrazione di Gorla Minore abbiamo ricevuto la spinta per
coinvolgere anche Castellanza e Cairate. Castellanza aveva dato l’adesione come
Pro loco, ma il Comune non ha mai voluto saperne. È difficile riuscire parlare
con l’assessore. Cairate invece ha detto di non avere abbastanza soldi. Tra
l’altro, loro hanno una forte rivalità interna tra i tre quartieri (Cairate,
Bolladello e Peveranza, ndr), quindi appare difficile riuscire a coinvolgerli
insieme.
Mantenete dei contatti regolari in tal senso?
Ora che conoscono
questa possibilità non ha molto senso continuare ad andare a cercarli. Nel caso,
sanno benissimo dove trovarci. Non è detto che il nuovo Presidente, potrei non
essere io, si comporti in modo diverso. Agirà comunque come ritiene opportuno. A
settembre, con le Giunte nuove, si rinnova anche l’intero comitato direttivo.
Oggi
la manifestazione è sentita in tutti i paesi; era così anche all’inizio?
Il Palio è nato
un po’ in sordina. Pochi ci credevano. È stata una scommessa. Abbiamo toccato il
punto negativo nella prima gara delle macchinine, quando abbiamo voluto creare
troppe difficoltà. In quell’occasione abbiamo imparato che mettere troppe
difficoltà è fonte di imprevisti e di conseguenza di polemiche. Ricordo un forte
sconforto l’ultima sera del primo anno. Allora era forte la paura che tutto
finisse lì, ma l’edizione dopo siamo tornati, aggiungendo la premiazione come
cerimonia ufficiale.
Quando si confrontano diversi paesi, spesso il rischio è che le rivalità e il
campanilismo abbiano il sopravvento sull’aspetto sportivo, vale anche per il
Palio?
Finora, a parte
qualche piccolo screzio, è sempre andato tutto bene. Certo, talvolta qualcuno è
andato a casa con il muso. Per esempio, nel 2002, quando si è trattato di non
svolgere una gara, è perchè era realmente impossibile disputarla. Dopo aver
fatto la maratona al mattino con l’acqua, avremmo dovuto portare 150 bambini in
mezzo all’umido e al fango, e la soluzione presa ci era sembrata la cosa
migliore. È stata comunque una scelta non solo mia. Tra l’altro, è una delle
ragioni per le quali da quest’anno non ci sono più gare che coinvolgono i
bambini.
Quali sono i momenti della manifestazione che non si dovranno ripetere?
Alcune goliardie
danno fastidio. Quando siamo stati chiusi dentro un cortile a discutere tre ore,
in occasione della prima gara delle macchinine, alcuni membri del comitato sono
andati ad ‘aizzare’ i propri cittadini e questo non va bene. È impensabile
scatenare una guerra perchè hai perso il Palio. Le regole le abbiamo fatte
insieme, ci mettiamo più di un anno, e pertanto si dovrebbero conoscere bene e
saperle rispettare anche quando si perde.
È un
problema che dipende più dagli abitanti della zona o dal tipo di manifestazione
in sè?
Io noto una cosa,
mia considerazione personale. Vista l’esperienza degli altri pali, ho imparato
cosa significa organizzare un evento del genere: si buttano un sacco di soldi e
si creano rivalità addirittura all’interno dello stesso paese. Questa è una
mentalità che va superata. Ognuno deve portare avanti la propria cultura e la
propria intelligenza, ma noi dovremmo creare un’unione di paese che va a
confrontarsi in modo giocoso con gli altri paesi. Però deve essere un confronto
tra paesi, non si deve arrivare a diversi rioni che si scontrano tra di loro.
In
che misura le diverse esperienze contribuiscono a modificare le regole per
l’edizione successiva?
Cerchiamo tutte
le volte di fare qualche cosa di nuovo, di aggiustare le cose che non sono
andate bene l’edizione precedente. Una modifica importante che vorrei fare è
spostare il Palio negli anni dispari. È difficile perchè Marnate e Gorla
Maggiore disputano quelli di paese e quindi si trovano in difficoltà, ma le
sovrapposizioni con mondiali e campionati europei di calcio ci creano sempre
qualche difficoltà. Allo stato attuale non condivido pienamente che nel periodo
in cui posso fare le gare devo per forza concludere a Solbiate per via della
festa del paese, perchè altrimenti il paese minaccia di non partecipare.
Comunque, ogni volta partiamo senza alcuna preclusione, alla fine cerchiamo di
stare attenti su queste cose e accontentare tutti.
Quindi il Palio è una sorta di laboratorio in continua attività...
Abbiamo scartato
alcune gare che erano risultate poco interessanti, stiamo cercando di
valorizzare giochi come il tiro alla fune, che riscuote sempre molto interesse.
Quest’anno ci sarà un arbitro ufficiale che viene da fuori.
Ognuna delle passate edizioni del Palio ha portato delle novità. In effetti
posso condividere l’idea di questo laboratorio permanente che porta nuove idee.
Devono però uscire non da poche persone, ma dalle esperienze fatte nei vari
paesi. Ognuno deve fare proposte non in stile personale, ma nel nome
dell’altruismo. Non si devono ripetere episodi che hanno portato mortificazioni
in noi organizzatori. Il campanilismo infatti talvolta la fa da padrone. È vero
che questo sentimento è l’essenza stessa che sostiene lo spirito del Palio, ma
bisogna essere leali nel mettere sullo stesso piano tutte le gare. Non è
corretto cercare di imporre una gara dove il mio Comune si sente forte e gli
altri non sono attrezzati.
Chi
è il vostro interlocutore ideale all’interno di ogni Amministrazione?
Il discorso che
si dovrebbe seguire è che i Comuni delegano le Pro Loco a gestire il Palio,
offrendo a ogni organizzazione la possibilità di avere un minimo di elasticità
per organizzare meglio il programma locale.
A volte, il Palio
della Valle Olona viene visto come alternativa a un’analoga manifestazione
locale e quindi guardato con un certo sospetto...
Secondo me il
Sindaco di Solbiate (Antonello Colombo, ndr) ha ragione a sostenere che non farà
mai il palio di paese, porterebbe troppe divisioni. Ora che sono arrivate da
fuori tante persone che dovrebbero inserirsi nella nostra realtà, dovremmo
cercare di inserirli nelle nostre culture. Il Palio dovrebbe andare proprio in
questa direzione, di far conoscere alla gente le nostre usanze, le nostre
culture.
Per esempio, una volta avevamo pensato di fare la gara di mungitura delle
mucche, ma sarebbe stato difficile trovare non tanto le mucche, ma chi sapesse
mungerle correttamente. È un mestiere che ormai non si fa più.
Come
si riesce a coinvolgere tutti i Comuni in ugual misura, soprattutto con la
divisione degli appuntamenti?
Con il Palio di
quest’anno abbiamo cercato di introdurre alcuni elementi di coreografia ed
eliminando altre situazioni che erano risultate noiose, sempre nell’ottica di
mettere in risalto le tradizioni. Il discorso del fiume è nuovo; tra l’altro è
stato pensato per portare manifestazioni in tutti i Comuni. Dal programma
originale restavano escluse alcune località. La manifestazioni ufficiale, che da
quest’anno è l’investitura e non più la sfilata, spetta di diritto al Comune
detentore, così abbiamo voluto introdurre nuovi appuntamenti per coinvolgere
anche Olgiate e Gorla Maggiore che erano rimasti fuori.
Il
Palio si disputa ogni due anni, ma se ne parla anche negli anni pari...
Aspettando il
Palio, una serata che si disputa negli anni dispari, è la manifestazione pensata
per mantenere viva non solo l’attenzione degli abitanti ma anche per dimostrare
che il Palio dura sempre e le squadre sono sempre al lavoro.
Finora il Palio è rimasto una manifestazione strettamente laica, me se parliamo
di tradizioni, non possiamo fare a meno di considerare la Chiesa Cattolica,
esistono progetti al riguardo?
Ci piacerebbe
riuscire a coinvolgere di più anche gli ambienti religiosi. Sarebbe bello che i
parroci dei paesi presenziassero alle varie manifestazioni.
Visto che questo Palio è pensato sulla falsariga delle stesse manifestazioni di
Legnano o di Siena, si potrebbe pensare di risaltare maggiormente l’aspetto
religioso e al termine degli appuntamenti organizzare una Funzione di
ringraziamento. È però un discorso che deve entrare gradualmente nella mentalità
del Palio: certe idee sono dure da far accettare.
Un
evento di questa portata richiede anche una gestione economica di una certa
importanza; come è organizzato questo aspetto?
Dal 2002 la
manifestazione è passata sotto il controllo dei Comuni. Ci ha introdotto qualche
problema perchè ora i fondi devono essere gestiti dai singoli Comuni, ognuno dei
quali può avere un sistema di gestione diverso. Prima invece le Amministrazioni
si limitavano a contribuire alle spese che restavano però gestite dal Comitato.
In cambio abbiamo avuto un accordo di programma e un regolamento approvato dai
Sindaci. Non si rendono però conto che a questo punto devono essere presenti sul
campo di gioco. Spesso un Comune si è trovato a disagio perchè c’erano i sindaci
di tutti gli altri paesi a sostenere i giochi.
A
settembre saranno rinnovati i vertici del Palio. Se non venisse confermato,
quale consiglio vorrebbe lasciare al suo eventuale successore?
Chi si troverà a
governare il Palio si dovrà spogliare dell’appartenenza al proprio Comune di
nascita per diventare un cittadino della Valle.
Per
concludere, che messaggio si sente di lanciare ai Capitani, alle squadre e alla
gente in prossimità dell’inizio delle gare?
Quello che voglio
dire ai Capitani è di essere seri, rispettare i regolamenti che abbiamo fatto
insieme. La novità essenziale di quest’anno è il comitato organizzatore che si
assume l’onere della giuria e non più i garanti. Agli atleti chiedo di
comportarsi correttamente, educatamente, senza litigi e sgarbi, accettando
serenamente le decisioni della giuria. Evitiamo di ripetere certe scene della
scorsa edizione a Olgiate: rischieremmo di innestare una miccia che porta a
un’ammucchiata rischiosa anche per l’ordine pubblico. Alla gente infine auguro
di essere la spinta per continuare in futuro il Palio con maggiore entusiasmo.
Mi ha colpito favorevolmente l’entusiasmo di Fagnano in occasione
dell’investitura. Vorrei aggiungere un invito alle amministrazioni: di lasciare
a chi li seguirà di portare avanti questa iniziativa che rappresenta un momento
di incontro tra questi sei Comuni e un punto di partenza per progetti comuni più
significativi.
Giuseppe Goglio