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Interviste nella Valle Olona
Carlo Chierichetti, Sindaco di Marnate

 

Marnate è uno dei pochi paesi della Valle Olona che ancora non ritiene prioritaria una presenza informativa su Internet, ma questo è solo uno degli argomenti secondari che abbiamo trattato con il Sindaco Carlo Chierichetti. Senza voler entrare nel merito di certe strategie e decisioni prese nel corso del mandato, l’Amministrazione Locale si distingue per la convinzione attraverso la quale mira al raggiungimento degli obiettivi prefissati in sede di programmazione. Piuttosto che l’immobilismo apparente di altri paesi, spesso la soluzione più ‘comoda’ poter scontentare nessuno, il desiderio di portare a termine una missione, appare comunque un segnale positivo in tema di operosità.

L’amministrazione di un Comune come Marnate è uguale a quella di un qualsiasi altro Comune di una stessa dimensione?
L’amministrazione di un Comune, indipendentemente dalla dimensione, ha certamente le sue complicazioni. Sono state trasferite agli Enti Locali sempre più competenze ed è stato ridotto il trasferimenti di fondi. Non vuole essere una banalizzazione, ma se vogliamo erogare dei servizi, le strutture vanno pagate. Che poi si riesca comunque a far quadrare il cerchio, questo non deve far dimenticare che sono richiesti sacrifici e rinunce non indifferenti.
Spesso, soprattutto nei Comuni dove la ‘macchina’ è più piccola, è difficile far capire ai cittadini il perché di certe decisioni, che portano a privilegiare una scelta piuttosto che un’altra. La gente è portata a fare confronti con i centri limitrofi e non bisogna sottovalutarlo. 

La strada della collaborazione può essere la scelta migliore?
Un cittadino si chiede perché abitando a poca distanza da un altro che però sta in un altro comune, ha un servizio che a lui non è fornito. Oltre al perché, bisogna cercare di fare in modo che in una realtà omogenea come la nostra, dove la separazione tra un paese e l’altro spesso è indicata solo da un cartello, ci sia un uniformità di servizi e intenti.
In Valle Olona è qualche anno che abbiamo avviato un lavoro di insieme. Periodicamente ci incontriamo con i sindaci di altri sette paesi e cerchiamo di confrontarci su sistemi aperti, cercando soluzioni comuni e omogeneità di impostazioni, per fare in modo che sull’intero territorio si possa procedere con unità di intenti.

È facile trovare un accordo?
Al di là del cameratismo che può sorgere tra Sindaci, certe scelte vanno fatte comunque e in tempi ristretti, c’è sempre chi contesta qualsiasi decisione, ma l’importante credo che chi sia chiamato a decidere faccia comunque una scelta. Si cerca quindi di ragionare insieme per far sì che una decisione sia più omogenea tra noi otto e trovo che questo abbia già dato buoni risultati, pur senza trascurare le differenze di opinione e politiche che non possono essere ignorate.

La cronica carenza di risorse di ogni Comune, può essere superata in questo modo, accordandosi perché più amministrazioni non offrano lo stesso servizio?
Uno degli scopi di questa ‘conferenza’ di sindaci è proprio evitare di duplicare iniziative se non ce n’è bisogno. Esistono esigenze che soddisfano il territorio in modo più ampio. Noi per esempio abbiamo realizzato un centro diurno per anziani, che può tranquillamente servire i comuni vicini, i quali a loro volta possono pensare a servizi che tornano utili anche a noi. Si cerca di trovare sinergie sul territorio, che possono essere estese a strutture come asili nido, mense, fornitura del metano, ecc. In sintesi, facciamo cose omogenee sul territorio, ma facciamole insieme in modo da realizzare risparmi e dedicare risorse ad altri progetti.

In che misura un progetto di questo tipo riesce a sopravvivere non solo alle divergenze campanilistiche, ma anche al succedersi delle giunte?
Chi ha l’onore di governare, ha anche l’onere, per cui bisogna fare di necessità di virtù. Siamo otto Sindaci di diversa cultura e credo politico; tuttavia quando un problema del quotidiano va risolto, queste cose riescono a passare in secondo piano. Spesso una minoranza avanza critiche che nel paese vicino dove governa, si trova a subire. È un’esperienza positiva e spontanea che secondo me funzionerà anche in futuro.

Quali sono gli esempi più evidenti di questa collaborazione?
Il più semplice è la collaborazione per l’ingresso di tutti i Comuni nella ex-municipalizzata di Castellanza, per i servizi come mensa, trasporti, pulizie, gestione immobili comunali. Il progetto della ‘Greenway’ sta ottenendo finanziamenti addirittura in sede europea, cosa impensabile se non fossimo stati tutti uniti. Il SISCoTEL è un progetto ambizioso, ma è un chiaro esempio pratico di cosa possiamo ottenere. Senza dimenticare l’ambiente, come per esempio la battaglia del depuratore e quella perché le discariche sul territorio restino le attuali e siano monitorate. Cerchiamo anche di metterci d’accordo per uniformare il più possibile le tariffe dei servizi locali.

Alla fine dell’era industriale, il futuro della Valle è quello che indicano in molti, più orientato il tempo libero?Ho appena visionato e chiesto di poter distribuire un giornalino presso tutte le nostre famiglie, su alcune bellezze di flora e fauna presenti nella nostra Valle, che mai avrei immaginato di vedere. Sull’asta del fiume esistono archeologie e realtà industriali che vanno ristrutturate o riconvertite. Il fiume al servizio delle industrie non c’è più, va riscoperta la Valle nel suo insieme.

Si parla tanto anche del progetto di riprendere il famoso trenino della Valmorea…
Basta! Lasciamolo perdere, non voglio sentirne più parlare! È un bellissimo progetto, ma perdiamo troppo tempo senza realizzare niente. Esistono diverse tratte dove non è più possibile far passare nuovamente il treno: a seguito di lavori, i binari non sono più stati ripristinati. Anch’io a suo tempo ho promosso il progetto per il ripristino di una linea da Cairate a Castellanza fino a Milano, che poteva diventare una ferrovia metropolitana, ma non è una realtà per l’immediato. Forse da un certo punto in su, la Valmorea può essere interessante, ma adesso pensiamo a trovare soluzioni per portare la gente in Valle Olona e dimostrare che è una realtà che merita di essere rivisitata. Non conta la destinazione, ma perché non raccogliere le testimonianze del passato, prima che vadano perse, e radunarle in un museo, magari ristrutturando i mulini, in modo che sia piacevole scendere in Valle Olona? Forse solo allora ci si ricorderà di un trenino che a quel punto avrebbe senso riesumare, e non per farlo correre nella attuale desolazione.

E per quanto riguarda invece la pista ciclabile?
Se guardiamo al concreto, con il progetto Greenway, l’idea di un percorso ciclabile da Castellanza a Marnate è in realtà già esistente e richiede solo di essere sistemato. Allora potremmo riscoprire la Casa dei Lavandai a Marnate, la struttura della vecchia Fabbrica Ceschina, magari realizzando un agriturismo o un’osteria, per dare la possibilità di fermarsi e scoprire che esistono anche una fauna e una flora. Potremmo scoprire di vivere accanto a cose bellissime, finora ignorate.

Entrando nel merito del nostro canale di comunicazione, come mai Marnate ha scelto di non avere un sito Internet?
Avevo dato incarico di studiare la cosa, ma non ho mai visto i risultati. Se non c’è una persona che istituzionalmente si prende il compito di mantenere aggiornata la cosa, è meglio non farla partire. Sicuramente è un aspetto che la prossima amministrazione dovrà curare, insieme a un rinnovamento della comunicazione con la cittadinanza. Senza dubbio è un’esigenza sentita, perché la gente vuole sapere e sentire le diverse campane, ma servono le risorse adeguate.

Giuseppe Goglio


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