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Interviste nella Valle Olona
Piero Luini, Sindaco di Castiglione Olona

 

Il nostro giro per le istituzioni della Valle Olona questa volta ci ha portato a incontrare Piero Luini, Sindaco di Castiglione Olona. Il paese situato nella parte alta della Valle può vantare un patrimonio artistico unico nella zona per genere ma, come tutti gli altri, sta scontando le conseguenze del passaggio da una civiltà strettamente industriale, con le rotte degli affari che ormai transitano ai margini della zona, in particolare sulla strada statale Varesina da una parte e nella Valle dell’Arno, dove passa l’autostrada, dall’altra.
Non per questo però Piero Luini sembra deciso a rinunciare a voler fare del proprio paese un centro di vita ancora più invitate. Senza voler ignorare la realtà di vivere a poca distanza da cittadine che per l’offerta più ampia di lavoro, servizi e strutture, esercitano una inevitabile attrazione nei confronti dei residenti dei paesi della Valle, non mancano i progetti mirati a valorizzare la zona per il tempo libero. La prosecuzione del percorso per la realizzazione del parco, superando i tradizionali campanilismi e allacciando rapporti di collaborazione più stretta con i colleghi dei Comuni confinanti, la riscoperta storica della Ferrovia della Valmorea, il restauro degli antichi mulini, la sensibilizzazione degli abitanti per il recupero degli edifici del centro storico e la realizzazione di una pista ciclabile che costeggia il fiume, sono alcune delle idee, alcune già diventate progetti in fase avanzata, che potrebbero disegnare il futuro tempo libero degli abitanti di Castiglione Olona e dintorni.

Come si è evoluto il ruolo di Sindaco, soprattutto in paesi come Castiglione Olona?
Negli ultimi tempi si è rafforzato il rapporto tra Sindaci e risulta più facile lo scambio di opinioni. È anche il risultato del minor peso specifico dei partiti su scala locale. Oggi tante questioni non sono più gestite dai partiti, ma dai Sindaci, eletti direttamente dai cittadini. Da questo sorge però una grande difficoltà di identità: il Sindaco viene infatti investito da una grande aspettativa da parte dei cittadini, ma il vero problema è il recente variegare delle strutture amministrative italiane rispetto ai poteri e alla responsabilità.

C’è un caso emblematico di questa situazione?
Per esempio la Sanità. Le leggi che hanno inserito i ‘tecnici’ e l’opinione consolidata che “il politico fa disastri” hanno portato alla conseguenza che oggi un Sindaco in questo ambiente non conta più. Quando una comunità ci riporta problemi nei servizi legati alla Sanità, un Sindaco finisce per sentirsi un po’ come il presidente di un’assemblea condominiale, che ha potere decisionale solo su questioni marginali.  

Come rispondono gli abitanti davanti a questa situazione?
Forse i cittadini non riescono ancora a percepire che siamo all’interno di una fase di passaggio dove si devono ancora assestare quelli che sono i poteri reali dei Sindaci rispetto alla capacità di incisione sul quotidiano. Ritengo che la legge sull’elezione diretta del Sindaco abbia dato un peso specifico diverso al primo cittadino all’interno della comunità, ma non si siano ancora assestate le procedure e le prassi. È un versante sul quale dobbiamo crescere. Nel piccolo comune inoltre, il Sindaco ha più capacità di incisione sulla vita di tutti i giorni e soprattutto più capacità di relazione con gli abitanti.

Tra i Comuni della zona, esiste un certo tipo di collaborazione e di rapporti indotti dalla Valle, oppure questi centri abitati sono vicini solo dal punto vista geografico?
Un autore, Corna Pellegrini, di recente ha introdotto un concetto leggermente diverso. L’identità della Valle Olona era molto forte fino agli anni ’50, quando c’era un’industria forte e una linea ferroviaria. Oggi questo si è un po’ perso perché la Valle Olona si trova ‘svuotata’ da due grandi urbanizzazioni confinanti: la strada statale Varesina da una parte e l’urbanizzazione della valle dell’Arno dall’altra (dove passa l’autostrada A8, ndr). Oggi questa identità è andata un po’ persa, ma in una visione più estesa si può parlare di una grande unica urbanizzazione che include le zone circostanti.

Su cosa si può far leva per risvegliare questo sentimento e non rischiare di perdere la memoria storica della Valle Olona?
Penso che oggi come oggi un’identità di Valle possa essere riscoperta su quello che è legato al tempo libero. Appartenere a una ‘urbanizzazione’ come quella varesina è un po’ come abitare in un quartiere periferico di Milano, mentre l’essere figli di una Valle ha una serie di contenuti che possono avere radici profonde. Se vogliamo lavorare su una identità di Valle è una identità che sarà collegata alla cultura, al tempo libero, alla riscoperta dell’archeologia industriale e in generale tutte quelle testimonianze che cementano un essere parte di una comunità. In sintesi, parliamo di storia.

Il progetto di realizzazione di una posta ciclabile sul fondovalle, rientra tra questi progetti?
Esattamente, ma inevitabilmente si rientra sul discorso del tempo libero. È un approccio che io definisco più ‘creativo’ che ‘meccanico’.

Esiste però anche SISCoTEL, un progetto per il cablaggio in fibra ottica della Valle Olona…
Certo. Infatti, una delle mie sconfitte è stato non riuscire a includere la mia zona nei progetti di riqualifica finanziati dalla Comunità Europea. Attualmente la zona riconosciuta del Sempione arriva fino a Fagnano Olona, eppure i più grandi esempi di de-industrializzazione li abbiamo a Cairate, a Castiglione Olona e a Malnate. 

È un processo che se non sbaglio ha aperto larghe ferite nel territorio…
Da noi abbiamo avuto grandi problemi con il cambio di impostazione della Mazzucchelli celluloide o con la Cartiera Crespi, attualmente dismessa. Abbiamo grandi esempi di delocalizzazione dell’industria e di una trasformazione di quel progetto per cui la Valle Olona è una delle due valli, insieme alla valle dell’Adda, dove l’industria italiana è nata. E oggi l’industria italiana sta morendo qui. Progetti di cablaggio come quello che lei accennava, devono essere fatti per mettere in moto questi meccanismi per creare nuovo interesse nei confronti della Valle.

È solo una mia impressione che la maggior parte della gente fa poco per tenere in vita tradizioni e testimonianze?
Secondo me è un giudizio che va un po’ corretto. A Castiglione la prima industria è stata la Mazzucchelli nel 1849, un periodo che tutti ricordano per Garibaldi, Mazzini e i moti, quindi all’apparenza lontanissimo. In realtà in quello stesso momento c’era gente che in Valle Olona pensava creare industrie, seguendo gli stessi principi secondo i quali si pensa oggi di creare poli industriali in altre zone d’Italia. Le forti ondate di immigrazione del dopoguerra hanno contribuito a ‘slegare’ le radici della Valle. Per chi arriva da fuori il problema dell’appartenenza è molto meno sentito. Forse tocca alle Amministrazioni Pubbliche e alle scuole fare un lavoro in tal senso, ma comunque il problema esiste.

Come si può intervenire. È possibile invogliare la gente a guardarsi di più intorno per conoscere e apprezzare cosa può trovare davanti a casa?
Su questo siamo d’accordo. Io sto enfatizzando un destino ‘calante’: c’è una Valle che ha un destino diverso rispetto al crollo dell’industria e a nuove prospettive attraverso meccanismi di riscoperta con una percezione diversa del territorio e, in pratica, di maggior tempo libero. Uno dei nostri lavori principali è il Parco che da Lozza deve arrivare fino a Castlseprio. Purtroppo il progetto doveva arrivare fino a Fagnano e collegarsi con un altro parco; nella Valle Olona ci sono tre episodi che non riescono a parlare tra loro per due ‘stupide’ cose politiche.

Quali sono?
Il primo è il progetto del Parco dell’Olona, che nei comuni della parte bassa della Valle arriva fino a Fagnano. Un secondo progetto del Medio Olona, sta viaggiano con Castiglione Olona capofila e include Castelseprio e Lozza, e un terzo progetto già fatto va da Malnate a Cagno. Sono tre aree dove si sta sviluppando concetti diversi di tutela e di uso del territorio che non riescono a collegarsi perché i Comuni di Vedano da una parte e Cairate dall’altra non riescono a entrare in quest’ottica. Se i tre parchi che stanno nascendo riuscissero a limitare le resistenze di questi Comuni si potrebbe creare un unico grande ‘greenway’ che parte dalla Valle Olona, attraversa la valle del Lanza e arriva in un Parco al di là del confine svizzero, fino a Mendrisio. Sarebbe quindi un progetto di portata internazionale.

È solo un sogno, oppure può realmente diventare realtà?
Certamente è un progetto realizzabile. Il nostro PLIS (Parco di Interesse Locale) ha già superato alcuni passaggi amministrativi ed è già stato visto da alcune conferenze dei Sindaci. Quello di Malnate, Cagno e Valmorea è già operativo e quello della parte bassa della Valle, pista ciclabile inclusa, sta andando avanti. Al di là della mia presenza, io vedo sempre più gente coinvolta in questi meccanismi.

È accettata da tutti i Sindaci l’idea che un progetto ha molta più speranza di essere approvato se presentato da più amministrazioni unite piuttosto che da un solo piccolo paese?
Qui purtroppo la Valle non è una zona. Esistono diversi bacini di utenza rispetto al corso del fiume. Per esempio Malnate gravita su Varese molto più di noi, più orientati a Tradate, un Comune esterno alla Valle. Mentre Cairate e Castelseprio sono Comuni da un destino molto stravagante, trovandosi in zone d’ombra. Paesi come Solbiate e Gorla gravitano invece su Busto Arsizio. Per fare un esempio basta porci una semplice domanda: dove vanno i nostri concittadini a fare la spesa? Analizzando le risposte avremo la conferma di questo. Nel nostro caso la Varesina ha giocato un ruolo importante, spostando la polarizzazione su luoghi come Tradate o Saronno.

C’è la possibilità di sollecitare una riscoperta da parte degli abitanti?
La gerarchia di tipo economico e amministrativo è ormai assestata, ma una gerarchia diversa, come quella del tempo libero, potrebbe invece essere percorribile. Il percorso della Valle, il percorso storico, quello culturale, la ricerca dei vecchi mulini, possono essere discorsi che fanno rinascere l’attaccamento alla Valle.

Cosa può fare un Sindaco per mandare avanti questi progetti?
Il tavolo del Parco, per esempio, ha aiutato molti di noi a fuoriuscire da certi schemi e ragionare su altri. Abbiamo spesso la tendenza a tornare sul principio della ‘polarità’, a seconda del problema da affrontare, per cui con gli altri amministratori della Valle non ci si vede molto spesso. Alcune questioni, come per esempio la gestione delle acque, ci stanno però obbligando a ragionare nell’ottica della Valle. Alcune riunioni fatte in provincia ci hanno fatto percepire l’assoluta necessità di introdurre un concetto di identità di Valle per alcuni concetti come la tutela del Territorio. Ci sono temi dove la Valle deve tornare a essere molto forte, ma anche altri dove ormai non c’è più spazio, perché ormai gli equilibri si sono assestati in modo diverso.

Si può azzardare una scadenza per un progetto concerto?
Credo che per la primavera 2004 quello che abbiamo chiamato RTO (Ride Tenore Olona), il parco formato da sette Comuni a cavallo tra la Valle e la collina morenica di Castelseprio, potrà essere amministrativamente collocato, e può rappresentare un primo tassello per creare l’identità di Valle o comunque a mettere in moto una serie di meccanismi a beneficio della Valle stessa.

Se, indipendentemente da tutto, potesse realizzare un progetto senza alcun vincolo di carattere economico- amministrativo, quale sarebbe?
La tutela del centro storico. È un contenitore estremamente forte e pesante che però ha bisogno di grandi risorse per essere valorizzato e restaurato. Non deve però diventare un ‘museo’. Purtroppo Castiglione Olona sta vivendo un dramma che altri centri storici hanno vissuto in passato: lo svuotamento delle vecchie abitazioni di fine ‘800 non va pari passo con la loro valorizzazione, ma rischia di farle diventare punto di prima accoglienza. Abbiamo cercato di emettere delibere mirate al recupero e al restauro di facciate e tetti, ma anche il momento economico non aiuta. L’idea sarebbe quindi di far diventare un po’ più ‘toscana’ l’isola di Toscana della Lombardia. Ci vorrebbero un po’ più di Castiglionesi che credesse nel centro storico.

Giuseppe Goglio


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