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Palio della Valle Olona
La via giusta è pensare in grande

Il Sindaco di Olgiate Olona auspica il salto di scala della manifestazione

8 Giugno 2006
- Sorto come iniziativa di un ristretto gruppo di volonterosi intenzionati a far conoscere meglio tra di loro gli abitanti della Valle Olona e l’ambiente all’interno nel quali questi vivono, il Palio della Valle Olona nel corso dei suoi dieci anni di vita è cresciuto fino a diventare un appuntamento di primo piano nel panorama degli eventi sul territorio. Un importante contributo in questa crescita è dovuto alle Amministrazioni comunali, che un certo momento hanno deciso di passare a una collaborazione più ‘diretta’ prendendo direttamente le redini della manifestazione e impegnandosi a fondo non solo sul piano istituzionale ma anche su quello economico.
Il coordinamento delle responsabilità legate al Palio spetta in ogni paese ai Sindaci. All’interno di questo gruppo, viene nominato il Governatore della Suprema Corte dei Comuni, una sorta di ‘regista’ al quale spetta inoltre il compito di rappresentare nelle occasioni ufficiali tutti i suoi colleghi e fare da punto di riferimento per l’intera organizzazione.
In questo momento il ruolo spetta a Giorgio Volpi, Sindaco di Olgiate Olona, figura capace di trasmettere una sensazione di serenità e disponibilità come pochi altri. La stessa serenità con la quale ha accettato di ricoprire l’incarico e la stessa disponibilità con la quale illustra nel dettaglio il Palio della Valle Olona visto dalla sua posizione.

Per questo Palio, le è stato assegnato il ruolo di Governatore della Suprema Corte dei Comuni. Cosa significa esattamente?
In qualità di Sindaco di Olgiate Olona rappresento una comunità, ma attualmente ricopro anche questa carica di Governatore della Suprema Corte dei Comuni che, al di là della dizione che può sembrare folkloristica, rappresenta un importante ruolo di unione di intenti rispetto alle altre comunità, ai rispettivi Sindaci, Capitani ecc.

Come viene scelto il Governatore della Suprema Corte dei Comuni?
La mia carica è uscita in maniera naturale. Viene deciso tutti insieme senza particolari criteri. È comunque un lavoro che diviene un po’ impegnativo nei giorni del Palio, ma per il resto è solo opera di coordinamento. Certamente non è un incarico pesante.

Nel corso degli anni è stato un importante testimone della crescita del Palio della Valle Olona, come ha vissuto questa evoluzione?
Il Palio è stato un momento di intuizione da parte di chi c’era dieci anni fa, parlo di Sindaci, associazioni, istituzioni che hanno avuto questo desiderio. È nato in particolare da Olgiate Olona, ma comunque con l’intento di coinvolgere subito tutta la Valle Olona. Già all’epoca c’era un certo tipo di collaborazione su alcuni elementi di lavoro importanti.

L’iniziativa ha avuto ripercussioni anche sulla vostra ordinaria attività di amministratori?
Direi di sì. Da una parte, oggi il riferimento con Provincia e Regione ci spinge a lavorare ancora di più insieme, dall’altra per fatto naturale, devo dire per ottimi rapporti personali tra amministratori e per unità di intenti questa collaborazione si è ulteriormente sviluppata sui più svariati fronti. Ci si sente quotidianamente e si affrontano progetti con la volontà di allargarli.

I risultati di questa ‘strategia’ non si sono fatti attendere. In che misura la Valle ne ha beneficiato?
Per prima cosa, si è cominciato a scoprire una Valle più pulita grazie al depuratore. Un luogo dove si doveva e si voleva voltare le spalle e scappare via perchè odore e immagine erano devastanti, oggi è esattamente il contrario. Si è perfino tornati a pescare e l’ambiente sta ritornando con forza alle sue condizioni naturali. Il posto diventa vivibile e noi cominciamo a comprare le aree sul fondovalle così da valorizzarle e tutelarle.

Si sta quindi passando, grazie anche a manifestazioni come il Palio, da una visione circoscritta a una presa di coscienza di realtà più estesa?
C’è un grande fermento, ci si rende conto che sul territorio non esiste una suddivisione reale che coincide con il confine comunale, ma va ben oltre la propria dimensione. La realtà geografica è quella del Medio Olona. Non è un caso che è arrivato in dirittura d’arrivo il Parco del Medio Olona. Sono tutte iniziative che tendono da una parte a valorizzare una risorsa importante che è certamente a misura d’uomo.

Qual è secondo lei l’effettivo valore di questo fiume?
Non è un grande fiume, ma proprio per questo
è a misura d’uomo. Non è né troppo grande né troppo piccolo, né troppo lento né troppo veloce, proprio ciò che ha consentito di realizzare i mulini e sviluppare un’economia che per anni ha mantenuto molte persone. Si tratta ora di riconvertire attraverso il passaggio dal periodo industriale che, come tutti i momenti di crisi, se affrontato in maniera giusta può permetterci di andare avanti. Inoltre, c’è la riscoperta di identità di un luogo e di un territorio, peraltro già scritta nella storia come conferma la carta itinerante di san Carlo Borromeo del 1583 dove era già disegnato il territorio.

A che cosa è legata questa prospettiva?
Si tratta di riscoprire le origini. C’è stata la grande frattura del momento industriale italiano con l’occupazione da parte di grandi imprenditori che però venivano da fuori e sfruttavano l’energia del fiume e la possibilità di scaricare. Oggi c’è questa rinascita che non è più vista come singolo Comune ma come una vera e propria identità territoriale.

Come reagiscono gli abitanti della Valle a questa nuova situazione?
La gente oggi questo lo capisce. Il Palio è nato come momento di gare e oggi è diventato sempre più un momento per trovarsi. Oggi però abbiamo bisogno di fare un salto di scala e ce lo chiede il territorio, per un ambiente che sta cambiando in meglio, cioè quello di valorizzare gli ambiti di più rilevante importanza territoriale e culturale. Dobbiamo fare diventare questi luoghi (ville, castelli, la Valle, la Ferrovia della Valmorea) dei punti fermi in un territorio che nel giro di pochi km è molto variegato. Ogni angolo ha la sua valenza. Il vero obiettivo è questo, che poi si spalma su mille ragionamenti: reperimento risorse europee, l’infrastruttura tecnologica. C’è un grande lavoro da fare anche se sono convinto che il lavoro più duro sia già stato fatto.

Cosa comporta questo salto di scala?
Da una parte si tratta, dal punto di vista diplomatico e dell’intelligenza delle persone, di ottenere l’armonia nei rapporti e dall’altra puntare a obiettivi ambiziosi.
Pensando più direttamente al Palio invece, si tratta di introdurre momenti di carattere storico e culturale, perchè non può essere competitivo in quanto tale.

A che punto siamo in questo processo?
C’è ancora un lavoro gigantesco da fare. Mentre è cambiato l’aspetto popolare del Palio che è visto con maggiore attenzione, la partecipazione è ancora debole, ma anche per la qualità delle cose che stiamo facendo. D’altra parte, per andare oltre servono investimenti molto più rilevanti. Al momento stiamo guardando più verso altre cose ma anche questo è un compito che prima o poi ci dobbiamo prendere.

Il Palio di Legnano può diventare un punto di riferimento?
Il Carroccio è tutta un’altra cosa. Teniamo conto che loro hanno dietro le banche e una tradizione gigantesca. Noi lavoriamo di più in chiave di una visione ambientale e territoriale anzichè di carattere storico.

Qual è allora la via da percorrere?
C’è bisogno di introdurre un riconoscimento intellettuale ma popolare, in modo che sia vicino alla gente, risultando comunque di qualità. Stiamo facendo diverse riflessioni ma abbiamo già in mente diversi salti di scala da introdurre magari già nel prossimo appuntamento di Aspettando il Palio. Ho trovato molto bello il momento di lettura delle poesie locali durante la Festa sul Fiume. Ora dobbiamo raccogliere tutte le risorse che abbiamo a disposizione tra la gente per introdurre questi temi e poter far apprezzare ciò che si vede.

Nei momenti ufficiali spesso si è distinto per un atteggiamento raro da trovare in un Amministratore, molto orientato a limitare le parole all’essenziale. È una scelta precisa?
Cerco di portare nel Palio quello che provo a fare tutti i giorni. La gente ha bisogno di messaggi forti, concisi e chiari. Vuole vedere i risultati. Le storie lunghe non interessano a nessuno soprattutto quando ci sono tanti protagonisti che vengono da tanti posti. La gente vuole vedere il risultato e basta.

Diversi Capitani e atleti temono l’ingresso di Castellanza che, con l’elevato numero di abitanti sembra favorita nella selezione dei partecipanti, ma se andiamo a vedere le passate edizioni, su cinque tre le ha vinte Gorla Maggiore, un paese di 8.000 abitanti...
È vero. Credo però che Castellanza farà un buon risultato anche se la popolazione non è così importante. È ovvio che si corre per vincere, ma in questo caso vedo veramente che la cosa più bella è partecipare, visitare gli atri paesi, trovare la gente. Significa riuscire a raccogliere in pochi giorni un’importante esperienza di conoscenza di nuove persone e nuovi ambiti.

Più di una volta negli anni passati il Palio ha vissuto anche momenti molto delicati, a causa di discussioni talvolta anche molto accese, è importante trovare un sistema per contenere questi momenti?
Il Palio è fatto e deve essere fatto anche di discussioni e litigi. Nel 2002, quando proprio a Olgiate Olona c’è stato uno scontro molto acceso, sono stato molto fermo e ho mandato un messaggio molto forte al Comitato, dicendo che sarei stato inflessibile e severissimo. Ma d’altra parte è perfettamente naturale che ognuno cerchi di portare acqua al suo mulino. Non bisogna però superare i limiti ed è molto importante che gli arbitri sappiano fare il suo lavoro. Su questo mando messaggi molto forti e sarò sempre inflessibile.

Nonostante un bacino di potenziali atleti tra i più grandi, Olgiate Olona fa fatica a ottenere risultati importanti nel Palio...
Olgiate Olona è una realtà particolare con tre realtà territoriali omogenee ma distinte. Quindi anche se territorialmente ricopre una certa importanza in altri ambiti è un Comune come gli altri nonostante la sua dimensione. A volte dipende poi molto dalla particolare circostanza riuscire a trovare uno sportivo un po’ particolare o quello che conosce a fondo quel gioco. Tutto sommato, ci vuole poco a vincere o a perdere.

Cosa si aspetta dalla propria rappresentativa?
Pensiamo a far divertire la gente partendo dai propri cittadini e creare momenti piacevoli facendo conoscere il territorio. Punterei a fare bella figura in alcune gare, poi che vinca quello più bravo o quello che si diverte di più.

Uno dei simboli di Olgiate Olona è il Capitano, Vincenzo Barbarotta, capace di dedicarsi alla causa come pochi altri...
Sì, devo riconoscere che abbiamo un grande Capitano, ma non solo lui, tutta la famiglia sta facendo un lavoro gigantesco. D’altra parte è una risorsa del territorio che, nonostante misure rilevanti, è ancora a misura d’uomo. Non possiamo che ringraziarlo, lui e tutti quelli che partecipano e dedicano al Palio un sacco di tempo.

Giuseppe Goglio
giuseppe@valleolona.biz

 

 

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