| L'idea |
Interviste nella Valle Olona
Federico Simonelli, Sindaco di Fagnano Olona
All’altezza di Fagnano
Olona la Valle si apre, dando inizio a uno dei tratti che sotto l’aspetto
naturalistico vale la pena di scoprire a piedi o in bicicletta. Il Municipio
stesso del paese si trova in un Castello dalla posizione invidiabile, con
un’ampia veduta fino alla cornice delle Alpi.
Non è però questo uno degli aspetti che gli abitanti di Fagnano sembrano
apprezzare particolarmente. In un momento dove l’intera zona è ancora coinvolta
in una trasformazione radicale del tessuto sociale, con la maggior parte delle
industrie legate al mondo tessile o cartiero che hanno ormai chiuso da tempo e
altre per le quali le prospettive non appaiono rosee, il valore dell’ambiente
che circostante, infatti, passa spesso in secondo piano. Accettata questa
realtà, il Sindaco Federico Simonelli, pur senza dimenticare le primarie
necessità dei suoi cittadini, è pronto a cogliere al volo ogni occasione utile
per valorizzare anche questo aspetto, come traspare dal modo cordiale con il
quale ci ha accolto e come dai suoi discorsi sul futuro dell’intera Valle Olona,
per la quale una volta di più viene sottolineata la necessità di procedere non
tanto come insieme di singoli Comuni, ma cercando piuttosto una collaborazione
sempre più ampia e consolidata, l’unico sistema per trasformare in realtà
progetti ambiziosi.
La posizione geografica di Fagnano
Olona, ne caratterizza in qualche modo lo stile di vita?
Il fatto di
trovarsi a ridosso di questo slargo, ha avuto grossi vantaggi dal punto di vista
industriale e della comunicazione, ma dobbiamo anche accettare che non può
trattarsi di una vera e propria ‘perla’. La posizione ha semmai favorito il
sorgere di diverse industrie.
Come si caratterizza oggi il paese?
L’industria
prevalente, quella tessile, ha risentito più di tutte della globalizzazione, già
parecchio tempo prima che sen parlasse ovunque. Credo che l’interno Paese Italia
stia attraversando una crisi, ma qua gli effetti della de-industrializzazione si
sono sentiti prima.
Avete cercato di intervenire in
qualche modo di fronte a questa situazione?
La nostra
preoccupazione maggiore era ridare a Fagnano quella funzione industriale che ha
sempre avuto, perché da queste parti l’agricoltura non rende. È una zona di
cave, abbastanza povera, che il tessile e la carta a suo tempo hanno
risollevato. Abbiamo dovuto scegliere se salvare tutti i prati e boschi o
l’occupazione, e abbiamo scelto la seconda opzione.
Quindi, avete scelto di costruire…
Si sono fatti due
grossi centri artigianali e uno industriale per sostituire quelle aziende che
hanno chiuso e quelle che chiuderanno, perché il processo non è ancora
terminato. Dobbiamo sfruttare la vicinanza di Malpensa e la tanto attesa
realizzazione della Pedegronda, che sciaguratamente è stata rinviata, anche se
speriamo proprio che dovrebbe partire nei prossimi anno. Ma secondo me era la
prima opera da realizzare. Sono tutte considerazioni che sottolineano la
vocazione industriale della nostra zona.
Tutto
ciò, però va a scapito del verde…
Per quanto
riguarda le zone interessate a questi progetti, non c’è niente da fare. È
naturale che sarà richiesto un parziale sacrificio delle risorse naturali della
zona. Però, grazie anche all’ottima collaborazione con gli altri Comuni,
riusciamo a tutelare meglio le zone come la Valle: ricordiamo che la ‘Greenway’,
è già in fase progettuale. Se vogliamo mantenere il nostro benessere attraverso
il lavoro, dobbiamo saper conciliare questa esigenza con una modifica parziale
dell’ambiente.
Invece che difendere l’ambiente in
quanto tale, vale quindi la pena di concentrare le attività di tutela su una
zona, come il corso del fiume, più ‘dotata’ sotto l’aspetto naturalistico?
La Valle dovrebbe
tornare un luogo di verde attrezzato più naturale possibile senza interventi
edilizi, ma realizzando semmai piste ciclabili. Un ruolo importante potrebbe
essere la Valmorea.
È un tema molto sentito e dibattuto
dai Sindaci della zona…
In tutti i
convegni che abbiamo fatto, l’idea che va per la maggiore è quella di una pista
ciclabile. Potremmo offrire un percorso di 30 Km che arriva fino in Svizzera
che, attraverso interventi significativi, possa offrire spunti interessanti.
Luoghi come la Villa Gonzaga, Torba, Castelseprio, Castiglione Olona messi
insieme possono diventare una buona attrattiva. Anche la proposta del Sindaco
Luini di Castiglione Olona di una metropolitana leggera non è da sottovalutare.
Si tratterebbe di fare una scelta se
usare il tracciato della vecchia ferrovia come pista ciclabile oppure per questa
linea di metropolitana leggera?
Secondo me è
possibile mantenere il percorso ferroviario e realizzare la pista ciclabile a
fianco di questa, anche in considerazione del fatto che parliamo di un traffico
ferroviario non così elevato.
Sarebbe ipotizzabile utilizzare per la
pista ciclabile le tratte di sentieri esistenti sul fondovalle e collegarli?
È una spesa di
miliardi (di lire, ndr). Adesso come adesso è un percorso da ciclocross:
dovremmo pensare invece a una pista accessibile a famiglie. Tra l’altro si sta
diffondendo molto anche l’uso dei pattini, per cui deve esserci un fondo
praticabile anche da loro. Dipende dai fondi che arrivino, sui quali io credo
molto, e sono certo che qualche cosa arriverà, perché il progetto della Greenway,
a livello regionale, è piaciuto molto ed è uno dei più sostenuti.
Ci troviamo in una zona di grande
passaggio per il turismo, verso mete più conosciute come i laghi. È possibile
ambire a creare attrattive alternative nella Valle Olona?
Possiamo puntare
a un turismo particolare, che deve avere curiosità intellettuali specifiche,
perché le testimonianze storiche che si trovano in Valle Olona, risalgono in
prevalenza all’età medievale. Non possiamo rivolgerci allo stesso turismo dei
laghi, che punta a una gita per vedere un panorama e prendere un gelato.
Possiamo però realizzare dei percorsi, destinati a un certo tipo di turista,
meno diffuso, ma più ‘preparato’ sotto l’aspetto culturale. Diversi lavori che
stiamo facendo sulle opere presenti a Fagnano, come per esempio il recupero
della Madonna della Selva, vanno proprio in questa direzione. Sono lavori
costosi, ma poco per volta li portiamo avanti. La Colonia Elioterapica, una
delle poche integre, è un altro esempio.
Tanti amministratori mi hanno parlato
dei famosi Mulini della Valle Olona, ma io non ne ho mai visto uno: non si può
pensare di procedere a un restauro selettivo e aprirlo al pubblico? La stessa
cosa magari potrebbe essere fatta con uno degli stabilimenti dismessi…
Temo che al
momento non ci siano troppi soldi per fare questo e forse in questo caso non si
potrebbe puntare neppure sulla Comunità Europea. La dimensione della nostra
società è tale per cui sono spese troppo impegnative ed esistono sempre opere
più importanti da fare, per esempio i centri per gli anziani.
Non sarebbe auspicabile una
collaborazione tra i diversi Comuni, per la scelta di un unico sito?
Il problema è
l’ICI (l’Imposta Comunale sugli Immobili, ndr). Tutti i Comuni dovrebbero
collaborare con proprie risorse, ma per queste cose credo sia ancora presto. Si
potrebbe estendere il discorso ad altre aree, ma finchè l’ICI riguarderà un solo
Comune, nessuno può essere disposto a rinunciare a una risorsa così importante.
Esistono Comuni che grazie alle cave, hanno fondi che non riescono neppure a
utilizzare, mentre noi, come d’altra parte tanti altri, facciamo fatica a tirare
la fine dell’anno. È però anche vero che esistono limiti giuridici che limitano
gli investimenti in Comuni vicini.
In questo caso, ogni Comune deve
quindi pensare prima si tutto a sé stesso…
Rischiamo di
trovarci con tante isole verdi, che senza i collegamenti sono destinate a
morire. In una ipotetica visione d’insieme potremmo pensare di dedicare la
fascia destra dell’Olona all’industria e quella sinistra alla natura. Al momento
non è possibile farlo e quando sarà possibile probabilmente sarà troppo tardi,
perché le costruzioni avranno preso il sopravvento. Il lato destro della Valle è
molto più antropizzato, ma potremmo anche continuare, perché non sono da questa
parte le zone che meritano di essere valorizzate altrimenti. È una strada
obbligata, se vogliamo che la gente resti.
Come si muove la popolazione di
Fagnano di fronte a queste cose?
Se dobbiamo
prendere come riferimento la partecipazione ai Consigli Comunali, l’interesse
appare molto scarso. Molti cittadini che vengono negli uffici comunali, neppure
mi conoscono. A un’amministrazione, che non si conosce, si chiedono le strade, i
servizi e le mense scolastiche: se queste cose funzionano non c’è motivo di
muoversi. Sono semmai i piccoli gruppi politici che seguono da vicino queste
vicende. A parte pochi, a volte ho la percezione che gli altri siano più
interessati alla Gazzetta dello Sport e, eventualmente alle grosse Feste
popolari. Quando invece organizziamo attività culturali come i progetti, ci
troviamo con una trentina di persone.
Che strumenti può utilizzare
un’Amministrazione per uscire da queste situazioni?
Puntiamo sulla
comunicazione. Non solo il classico ‘foglio’ informativo, ma anche il sito
Internet del Comune, i tabelloni elettronici e tutta una serie di nuove vie
divulgative. Ma d’altra parte, è anche sintomo del momento che stiamo
attraversando. Per esempio, noi siamo in vista di elezioni ed è sempre più
difficile trovare nuove ‘leve’ per comporre le liste elettorali.
Qual è un progetto che le sta
particolarmente a cuore?
In linea di
massima, posso dire di aver realizzato tutto quanto ci eravamo prefissi. Quello
che credo vada fatto a questo punto è un centro integrato per anziani. Senza
dimenticare il problema della viabilità: dobbiamo pensare di non far più passare
il traffico per il centro di Fagnano Olona. Le idee e i progetti esistono, a
contorno della Pedegronda e collegandosi a progetti analoghi con i Comuni
vicini. Infine, dovremmo pensare a sostenere gli asili nido di quartiere, anche
per ridurne i costi.
Parlando di Internet, Fagnano Olona ha
realizzato un sito, apprezzabile per struttura, ma che sotto il profilo dei
contenuti potrebbe essere sfruttato meglio…
Il problema, come
tanti altri Comuni, è che abbiamo un ufficio con solo due persone che devono
pensare a un sacco di cose. C’era l’idea di portarle almeno a tre, introducendo
un responsabile della comunicazione, ma il blocco delle assunzioni ci impedisce
di proseguire. In effetti mi rendo conto che spesso non si riesce neanche ad
aggiornare i cartelli informativi elettronici che abbiamo in giro per il paese.
Fagnano Olona è il detentore del Palio
della Valle, come vi state preparando a difendere il Titolo la prossima estate?
Abbiamo un
Capitano molto bravo, che riesce a trovare l’energia per suscitare l’entusiasmo
necessario. Non ci prepariamo più di tanto a difenderlo; ci sono Comuni o
persone che invece la prendono in modo troppo competitivo e questo mi fa
arrabbiare. È un gioco, siamo contenti di averlo vinto, ma se non fosse
successo, non doveva essere un dramma. È più importante che la gente partecipi e
si diverta, qualche paese però lo vive in maniera troppo competitiva. Va bene la
grinta, ma non siamo professionisti che si allenano, dobbiamo divertirci.
Comunque, la gente sembra apprezzare
il Palio, negli anni si è affermato…
È ormai diventata
un’istituzione, e dalla prossima edizione potrebbe entrare anche Cairate. Lo
scopo è quello di rinsaldare i legami di un territorio che ormai è quasi
metropolitano. Potremmo anche fare a meno delle singole amministrazioni comunali
e legare sempre più le singole realtà per un numero sempre crescente di
attività. A livello locale le posizioni politiche contano sempre meno.
Giuseppe Goglio