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Provincia Nonostante il tentativo di rendere il simbolo più 'universale' possibile infatti, appariva oggettivamente difficile riuscire a rappresentare ogni singola sfumatura della Provincia di Varese. Tra le osservazioni più decise, quelle provenienti da Tradate, alle quali l'ufficio stampa della Provincia si è sentita in dovere di rispondere con una dichiarazione pubblica, di seguito riportata per intero. Le critiche sollevate dal Sindaco di Tradate, Stefano Candiani, nei confronti del nuovo stemma della Provincia, per altro approvato all’unanimità dal Consiglio Provinciale, sono legittime ma partono da congetture sbagliate quando si asserisce che “la realizzazione dello stemma è stata fatta senza basi culturali e conoscenza del territorio sufficientemente adeguate”. Certo, il Seprio, anzi l’antico Contado del Seprio, che nel medioevo corrispondeva a molto più del 10% dell’attuale sua dimensione, è stato un vasto territorio che comprenderebbe oggi le Province di Como, Varese e il Basso Canton Ticino. In particolare il contado si estendeva dal lago di Como all’alto Milanese, dalle valli ticinesi al Verbano, alla valle dell’Olona fino alle porte di Novara. Una vasta regione che potrebbe corrispondere a quell’area omogenea e dalle comuni radici denominata Insubria. In verità, è stata la storica estensione del contado che ci ha fatto riflettere sull’opportunità o meno di rappresentarlo araldicamente nella base dell’attuale stemma con uno scaccato bianco e rosso a menzione del suo antico stendardo medioevale. In virtù di questa estensione, avremmo potuto simbolicamente accogliere anche tutte le municipalità della provincia “araldicamente” escluse per ovvie ragioni di spazio. Ma, così facendo, avremmo anche inevitabilmente indicato un’area geografica transfrontaliera ben più vasta di quella occupata dalla Provincia di Varese e già ben rappresentata dal valore ancora più unificante della Croce di San Giorgio. Infatti – a prescindere dalla sacrosanta aggiunta di Busto e Saronno che ha saldato così un debito col passato, con la storia e con la realtà odierna del territorio - è proprio la Croce di San Giorgio (purtroppo ignorata dal signor Sindaco) che trasforma alla radice il vecchio e ormai limitato simbolo della Provincia caratterizzato da uno scudo “semipartito troncato” con le due municipalità di Varese e Gallarate. La Croce di San Giorgio - per chi conosce la storia più profonda dei popoli lombardi - non può essere volgarmente ricondotta ad un “maquillage araldico stile Savoia”, perché è nella nostra tradizione da secoli. E’ un simbolo ricco di alti valori morali e contenuti storici. Meglio di tutti rappresenta le nostre popolazioni che sotto questa bandiera hanno per esempio combattuto e vinto la battaglia di Legnano nel XII secolo. Per sommi capi, giova anche aggiungere che, nella tradizione occidentale, la croce oltre a condensare la storia della salvezza e della passione del Salvatore, ha una funzione di sintesi e di misura, di diffusione ed emanazione, delinea i luoghi delle città. “La croce – scrive Guènon – è soprattutto simbolo di totalizzazione spaziale”. La diffusione geografica della Croce di San Giorgio è notevole. Infatti, prendendo una carta geografica dell’Europa di oggi e collocando sopra ogni città la sua bandiera, si può notare come l’insegna rosso crociata sia presente in moltissime stemmi municipali. Proprio per questo motivo tutta l’Europa chiama l’area padano – alpina (che è la Longobardia dell’epoca medioevale) “Area tipica delle croci Lombarde” Questa area si estende da Nizza fino al Golfo del Quarnero (Croazia). Fra l’altro, l’importanza della croce di San Giorgio è stata istituzionalmente riconosciuta con l’adozione del Gonfalone della nostra Regione avvenuto con L.R. 85/1975 nel quale viene riprodotto il Carroccio. Ora, si può anche disquisire sulla gradevolezza estetica del nuovo simbolo della Provincia di Varese e sul numero delle città rappresentate - ben sapendo che l’araldica non lascia ampi margini di discrezionalità creativa e spaziale. Ma non si può ignorare che questo nuovo simbolo è molto più rappresentativo del primo perché, comunque, aggiunge e non toglie anzi, con il principio unificante e universale della Croce di San Giorgio, accoglie tutte le nostre municipalità esaltandone i comuni valori di fondo.
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