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TSI, cercasi compromesso
Diverse le possibili soluzioni al vaglio per non oscurare la
ricezione dei canali ticinesi nelle province di confine
2 Novembre 2005
«Vedrò che cosa il Governo italiano potrà fare per garantire, con un provvedimento tampone, che la Televisione della Svizzera Italiana possa essere vista col segnale terrestre (quello che si riceve con le normali antenne, NdR) fino al 31 dicembre 2006, eliminando anche quelle zone d’ombra o di copertura da parte di altre emittenti. In tempi brevi mi impegno a studiare e a presentare al professor Ratti una serie di valutazioni che consentano inoltre la pianificazione di una strategia per una maggiore diffusione del segnale della TSI». Giovanna Bianchi, parlamentare della Lega Nord ma, soprattutto, componente il Consiglio d’amministrazione Rai, sintetizza così l’incontro avuto oggi pomeriggio a Varese con il direttore della Rtsi, Remigio Ratti, con il segretario generale della Regio Insubrica, Roberto Forte e con il presidente della Provincia di Varese, Marco Reguzzoni.
Obiettivo del summit – promosso ancora una volta dalla comunità di lavoro transfrontaliera della Regio Insubrica - verificare, ad un mese di distanza dal faccia-a-faccia Reguzzoni-Ratti-Forte, quali concrete possibilità ci siano di 'salvare' la visione dei programmi della TSI nell’alta Italia anche dopo il 31 maggio prossimo, quando le emissioni in analogico terrestre saranno spente per il passaggio definitivo al digitale.
La parlamentare varesina è rimasta quasi due ore a studiare con Ratti la percorribilità delle tre possibili opzioni illustrate dal direttore della TSI e che prevedono, oltre allo slittamento al 31 dicembre, una campagna promozionale in Italia per l’acquisto del digitale e – ipotesi ben più concreta – la possibilità di dar vita ad una programmazione transfrontaliera, inserita nei palinsesti Mediaset o Rai. «Ho promesso al professor Ratti una valutazione nel minor tempo possibile – ha commentato ancora la parlamentare – anche perché è una questione che mi sta particolarmente a cuore. Stiamo parlando di una rete che gode di prestigio e popolarità, dimostrazione di come si può fare in modo eccellente servizio pubblico».
Ora – secondo la componente del CdA Rai – si tratta di capire come rastrellare quei 700 mila euro necessari a pagare sette mesi di emissioni dei programmi TSI ricevibili dalle antenne domestiche, per avere il tempo di pianificare una soluzione che consenta la visione in chiaro dei programmi anche a chi non ha un decoder per il digitale terrestre. Soddisfatto Remigio Ratti che alla parlamentare italiana ha consegnato un dossier di trenta pagine «Ritrovarsi dopo un mese dal primo incontro e affrontare il tema nella propria complessità – ha commentato - per me è già un bel successo. E poi ho visto una donna decisa...».