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Regione
Non tutti i primati sono da vantarsi
I timori Coldiretti per l'urbanizzazione tra le più alte in Italia

26 Luglio 2012 - Essere la Regione economicamente più solida d'Italia non è necessariamente un vantaggio in ogni circostanza. Il forte richiamo della Lombardia nei confronti di chi è alla ricerca di lavoro si traduce infatti in continua una crescita della popolazione e necessità di relative infrastrutture, dalla cui realizzazione nassono sì nuove opportunità, ma si rischia anche di innestare una spirale dove a rimetterci a lungo andare sono gli abitanti stessi, e in misura sempre meno indiretta.

A farne le spese sono prima di tutto gli spazi verdi, a partire dai terreni dedicati all'agricoltura, una delle risorse comunque primarie della regione. In Lombardia infatti, le aree naturali spariscono più in fretta che nel resto d'Italia. Negli ultimi dieci anni la superficie agricola totale è scesa del 9,1% contro una media dell'8% a livello nazionale. Il risutato è frutto di uno studio Coldiretti sulla base dell'ultimo censimento dell'agricoltura. La superficie agricola utilizzata è scesa invece del 5,3% contro una media italiana del 2,3%.

"La corsa del consumo di suolo nella nostra regione mostra una velocità doppia rispetto a resto del Paese – spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti lombarda –. Da noi in dieci anni la superficie agricola utilizzata è passata da un oltre un milione e 39 mila ettari a poco più di 984 mila ettari. I ritmi attuali di consumo del territorio e l'eccesso di urbanizzazione non solo rischiano di stravolgere il volto dell'Italia, ma anche di modificare le condizioni climatiche, ambientali e sociali del nostro Paese".

Come sottolinea Coldiretti, in Lombardia il problema riguarda, in maniera più o meno incisiva, quasi tutte le province: Bergamo, per esempio, ha subito un calo di quasi il 24%, Lecco di oltre il 13%, Sondrio del 19,2%, Milano e Varese dell'8,5%, Monza e Brianza del 7%, Pavia del 3,6%, Como del 5,5%, Lodi ha registrato uno scostamento negativo dello 0,8%, mentre Brescia, Mantova e Cremona restano stabili.

A rendere ancora più preoccupante la situazione, il fatto che i dati del censimento dell'agricoltura analizzano il decennio fra il 2000 e il 2010, mentre resta escluso da tali statistiche l'impatto prodotto da Brebemi, Tem, Pedemontana e le altre infrastrutture come la Broni-Mortara in provincia di Pavia.

Notizie poco confortanti arrivano anche dall'edificazione. Spetta infatti a Monza la maglia nera per la provincia più cementificata d'Italia a cui segue, subito dopo Napoli, quella di Milano. Secondo i dati Istat relativi al 2011, oltre la metà del territorio brianzolo è costituito da superfici edificate e la situazione non migliora nel milanese, che si conferma tra le zone con meno terreno agricolo a livello nazionale.

Per questa serie di ragioni, Coldiretti ripone grandi speranze il disegno di legge che il Ministro per le politiche agricole agroalimentari e forestali Mario Catania ha intenzione di presentare alle Camere in settembre. L'idea è porre un limite alle superfici a cui cambiare destinazione dall'agricoltura all'edificabile. L'intenzione è di procedere con un decreto interministeriale rinnovabile ogni dieci anni. Della messa in pratica se ne occuperebbe un Comitato al quale affidare il controllo sul consumo di suolo ogni anno e renderne conto al Parlamento.

Il Ministro ha intenzione di spingersi oltre, arrivando a proporre due ulteriori forme di tutela del territorio, nella speranza che possa finalmente venire cosiderato anch'esso una risorsa e tutelato di conseguenza. La prima è il congelamento relativo alla destinazione d'uso per i terreni ai quali è stato destinato un contributo della UE.

Infine, l'ultima idea rischia di scombussolarele carte ai tanti Comuni sempre più abituati a trovare nelle costruzioni private fonti di finanziamento. Si parla infatti anche di abrogare lla norma che consente a un Comune di contare sugli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente.

 

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