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Dalle strade al turismo, spazio alla Regio Insubrica Il Presidente Galli affronta le tematiche della collaborazione transfrontaliera
L’argomento è tornato di attualità nel corso del recente incontro della Regio Insubria, grazie a un intervento di Dario Galli, Presidente della Provincia di Varese, nel contesto di un discorso più esteso. Alla luce di quanto esposto dal Presidente, il momento e il luogo appaiono decisamente meno inopportuni di quanto di potrebbe immaginare. Prima di entrare nel merito dei diversi argomenti da chiarire, si è però resa necessaria una precisazione: “Credo sia opportuno porre fine a una serie di polemiche prive di fondamento e ribadire alcuni concetti fondamentali in merito alla Regio, ai progetti futuri di questa istituzione, alla volontà di partecipazione e collaborazione in sintonia con il Canton Ticino – afferma Dario Galli -. Se da un lato, su molte tematiche non abbiamo potere legislativo, d’altro canto conosciamo molto bene le problematiche dei territori transfrontalieri, spesso identiche da entrambi i lati del confine e su queste possiamo mettere in gioco le nostre competenze per avanzare proposte utile in merito a questioni che ci interessano e le cui decisioni vengono prese a livello nazionale”. Tra i diversi obiettivi inquadrati, un ruolo importante spetta proprio alle vie di collegamento attraverso le zone di confine. “La Regio può portare riflessioni interessanti e pertinenti sottolinea il Presidente -. Faccio l’esempio della Varese-Como-Lecco, sulla cui necessità non nutro alcun dubbio. Qualche perplessità invece ce l’ho per quanto riguarda il tracciato ipotizzato che prevede il passaggio nel Parco Pineta di Tradate”. I timori di dover sacrificare una fetta importante dell’area regionale protetta, avanzati immediatamente di fronte alle prime ipotesi di tracciato da associazioni e Amministrazioni interessate, sembrano quindi aver trovato un alleato importante. Nell’intento di non dare adito a strumentalizzazioni e far apparire la critica costruttiva, subito viene rilanciata un’alternativa: “Una possibile alternativa su cui ragionare potrebbe essere un tratto autostradale che colleghi Varese a Stabio e Stabio a Como – spiega Galli -, così da creare anche un collegamento più razionale e logico con il sistema infrastrutturale del Nord Europa”. Se da un punto di vista geografico la proposta può vantare solide fondamenta, non vanno trascurati i problemi burocratici che comporterebbe non solo trovare la giusta collaborazione tra le due nazioni chiamate in causa, ma soprattutto le difficoltà di persone e merci nel dover attraversare due volte una frontiera nel giro di pochi chilometri. Comunque, al momento, temi prioritari della Regio Insubrica restano altri, tra i quali spicca il turismo. “Su questo argomento anche le Province italiane hanno competenze legislative – precisa Galli -. L’obiettivo condiviso della Regio è quello di promuovere in sinergia e su vetrine internazionali tutto il nostro territorio per dare così vita a un sistema turistico dell’Insubria”. Un contesto nel quale rientrano anche le numerose iniziative condivisibili a livello sportivo. “Di fatto la Regio è anche la regione dei laghi, dove il canottaggio vanta un’importante tradizione. Nei prossimi anni Varese ospiterà una serie di eventi di rilievo internazionale e nell’ultimo incontro è emerse la volontà di voler organizzare, a rotazione sui laghi Maggiore, Como e Lugano una Gran Fondo di canoa. Altro sport molto diffuso e il ciclismo e a tal proposito l’obiettivo è puntare sul Gran Premio dell’Insubria, che apre la stagione ciclistica, per farlo diventare una competizione che coinvolge tutta la Regio con partenza e arrivo a rotazione nei capoluoghi interessati”. L’ultimo pensiero infine, è rivolto a coloro ai quali la prossimità del confine non è sinonimo dei tempo libero ma fa parte del quotidiano. “Le questioni tecniche su cui la Regio può portare un contributo importante sono quelle relative a questioni transfrontaliere - conclude Dario Galli -, come per esempio i lavoratori italiani in Svizzera e i ristorni, che è bene chiarire, non arrivano come dovrebbero in maniera diretta alle casse delle Province, ma prima passano per Roma. Studieremo anche la possibilità di far entrare gli istituti finanziari svizzeri nel nostro sistema imprenditoriale”. © Riproduzione vietata
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