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Esportazioni in Svizzera a rischio Black List
Una nuova legge antievasione aggrava gli adempimenti per le imprese

13 Luglio 2010 - Sono passati solo pochi giorni dall’ultimo appello lanciato da Coldiretti sul tempo speso ogni anno dalle aziende agricole per assolvere alle richieste della burocrazia. Nel settore primario, una settimana all’anno deve essere trascorsa tra scartoffie, uffici e adempimenti. Non molto diversa la situazione nel mondo dell’industria, dove la situazione rischia seriamente di aggravarsi ulteriormente.

A partire dal primo luglio infatti, tutte le aziende che effettuano operazioni di acquisto, vendita e prestazioni di servizi verso i Paesi Black List devono compilare un modulo da trasmettere periodicamente all’Agenzia delle Entrate. L’aspetto deleterio di una normativa all’apparenza a tutela degli imprenditori è però il fatto che di questa lista fa parte anche una nazione con la quale le realtà della provincia di Varese intrattengono rapporti tutti i giorni.

La Svizzera è stata inserita nella Black List italiana a causa della presenza nella vicina Confederazione di un tipo di società che la norma elvetica definisce ausiliarie, le quali non pagano imposte”, ha spiegato Gianluca Giussani, consulente Unioncamere, durante un recente seminario che ha richiamato, su iniziativa dell’Ufficio Internazionalizzazione della Camera di Commercio, oltre 300 partecipanti al Centro Congressi Ville Ponti.

Con la Svizzera, nel 2009 le imprese varesine hanno infatti esportato merci e servizi per quasi 600milioni di euro, terzo partner commerciale della nostra provincia.

Non è però da escludere una rapida modifica alla situazione che tanto preoccupa gli imprenditori locali: “In verità, è già prevista la possibilità che un nuovo decreto riesamini la situazione e forse la Svizzera verrà esclusa dalla Black List – precisa Giussani -, ma al momento le nostre imprese non devono far altro che adeguarsi”.

In ogni caso, un adeguamento con il quale le aziende devono fare i conti: “Noi operiamo almeno per il 60% con i Paesi inseriti in questa lista e il carico amministrativo non fa che aumentare - lamenta un portavoce di Interdas, impresa che esporta elettrodomestici dalla sede di Varese -. Non parlerei di preoccupazione, almeno per noi: agiamo correttamente e quindi non abbiamo nulla da temere. Sicuramente però gli adempimenti non ci agevolano. E non agevolano i nostri partner. Basti pensare che quest’ultimi devono acquisire dei codici identificativi, pena il rischio di multe per noi. Abbiamo cercato di spiegare di che cosa si tratta ai nostri corrispondenti di Hong Kong, ma vi assicuro che non hanno capito come debbano fare a ottenere questi codici!”.

Tra i Paesi inseriti nella Black List, oltre alla Svizzera e a Hong Kong, anche San Marino, gli Emirati Arabi Uniti, la Malaysia e quella Corea del Sud con la quale, in un 2009 caratterizzato dalla crisi economica, le imprese varesine hanno incrementato notevolmente l’export, salito a quota 75 milioni di euro rispetto ai 46 dell’anno precedente.

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