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Ferrovia Valmorea
Quei binari così scomodi per LeNord

Messi in un angolo il recupero della Valmorea e l'impegno delle Associazioni

11 Aprile 2008 - Quei binari ormai arrugginiti, e nel corso degli anni finiti ricoperti dalla vegetazione, che grazie all'opera incessante di gruppi di volontari sempre più spesso riaffiorano, fanno sognare tante persone. L'idea di poter tornare a percorrere la Valle Olona a bordo di un treno a vapore è infatti uno dei progetti che maggiormente attira l'attenzione di tutti coloro interessati in qualche modo a 'risarcire' questa fascia di verde per decenni sfruttata e maltrattata. Attualmente, da Malnate è possibile arrivare a Mendrisio, importante snodo viario, da una parte per visitare il Canton Ticino, dall'altra come potenziale punto di raccolta per un flusso di turisti stranieri desiderosi di scoprire una zona della Lombardia a pochi chilometri da casa, ma pressochè sconosciuta, ma ricca di storia, arte e natura.

Proprio questo secondo aspetto è uno dei fattori troppo spesso valutato solo a parole, utilizzato come pretesto per promesse i qui risultati sono davanti agli occhi di tutti. I tempi di ripristino della linea ferroviaria della Valmorea infatti, nel rispetto delle abitudini nostrane, sono stati abbondantemente e più volte superati e riscritti rispetto a una serie di promesse dei vari personaggi di turno. Se oggi si è comunque arrivati a Malnate, buona parte del merito è dovuta all'insistenza e alla cocciutaggine prima di tutto di Associazioni di volontari, sostenute senza secondi fini da una cerchia ristretta di amministratori locali.

Molto più enigmatico invece, il ruolo di chi detiene la proprietà e dalla quale dipendono buona parte delle decisioni definitive sul futuro della Valmorea. Ai vertici de LeNord infatti, il recupero dei binari che corrono lungo la Valle Olona non sembra interessare più di tanto, se non come strumento di pubblicità o in occasione di inaugurazioni. A pochi chilometri da Castiglione Olona infatti, i lavori risultano essere in serio pericolo, non tanto per difficoltà oggettive, quanto per mancanza di buona volontà.

Pur tenendo nella dovuta considerazione la necessità di dare priorità al potenziamento delle linee pendolari, alla Valmorea restano comunque meno che gli spiccioli, non solo di denaro ma anche di attenzione. E questo nonostante l'impegno profuso dalle altre parti in causa di superare i diversi ostacoli che si presentano sul cammino mano a mano che il ripristino si addentra in zone più urbanizzate.
 

Il pericolo non viene dal Ponte di Vedano

Nonostante i timori di tantissimi lettori che dopo l'inaugurazione del nuovo svincolo al Ponte di Vedano si sono chiesti se l'opera non avesse compromesso i lavori, i problemi reali sono altri. Come assicurato da un portavoce della Provincia di Varese infatti, il progetto di Vedano Olona è stato modificato proprio per tutelare un eventuale recupero dei binari. Situazione confermata da diverse Associazioni, dalle quali però arriva un allarme ben più preoccupante: risolta la questione del Ponte di Vedano, il cantiere che rischia di mettere veramente in pericolo la Valmorea è quello della diga di Malnate. In quella zona infatti non è ancora stata studiata una soluzione in grado di far sì che una volta completata l'opera, rimanga uno spazio sufficiente al passaggio dei treni, dal momento che il sedime naturale con tutta probabilità sarà compromesso.


Sedotta e abbandonata

Quello che però mette più rabbia e sconforto è la scarsissima attenzione che nel complesso LeNord dedicano al progetto. E la conferma, come si usa dire, è scritta nero su bianco. In un recente numero del periodico informativo Andata&ritorno (il cui numero 2 del marzo 2008 può essere reperito gratuitamente alla stazione di Milano Cadorna) infatti, un servizio è dedicato al recupero, e al valore, delle ferrovie dismesse in Lombardia, richiamate all'attenzione proprio per il loro elevato potenziale turistico. Nell'arco di quattro pagine, alla Ferrovia della Valmorea sono dedicate meno di otto righe, citandola peraltro in modo molto superficiale. Al contrario, si sprecano paragrafi a mettere in risalto il potenziale di altre linee, e le iniziative proposte da diverse associazioni più 'famose' e abili nella propaganda. Ignorando in misura totale l'operato impagabile dell'Associazione Amici della Ferrovia della Valmorea, forse perchè più abituata a rimboccarsi le maniche che a frequentare gli ambienti giusti. Il caso più emblematico, è che per parlare di un'associazione che da anni si batte per il recupero di una linea ferroviaria dismessa a scopo turistico, i redattori di Andata&Ritorno abbiano ritenuto dover raggiungere Fano, piuttosto che fermarsi dalle parti di Castiglione Olona. Come se non bastasse, fa bella mostra di sè una fotografia di un 'ciclotreno' non molto diversa dall'artigianale 'draisina' realizzata dagli Amici della Valmorea ornai da anni e completamente ignorata.

Curioso infine, come lo stesso articolo si chiuda con uno spazio dedicato agli interventi in Legge Finanziaria proprio destinati a questo tipo di attività e che dalle nostre parti sembra che nessuno si sia ancora preoccupato di sfruttare.

Giuseppe Goglio
giuseppe@valleolona.biz

 

 

 

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