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Busto Arsizio
Il calvario del pendolare

Salire in treno è solo l'ultimo atto di una situazione tragicomica

28 Novembre 2007 - Sono numerose le persone che quotidianamente si servono della stazione ferroviaria delle Ferrovie dello Stato a Busto Arsizio. Tra di loro, pendolari, lavoratori o studenti, viaggiatori regolari e clienti occasionali.

Buona parte di essi arriva da fuori città. Hanno età, destinazioni ed esigenze diverse, ma buona parte di loro ha una cosa in comune: il piccolo calvario che devono affrontare prima ancora di confrontarsi con i cronici disagi del viaggio in treno.

Chi arriva in macchina, deve esser preparato ad affrontare una dura lotta per il posteggio. Sulla linea Milano-Varese infatti, Busto Arsizio è l'unico paese a non aver ancora affrontato il problema. A meno che non siano da intendersi come soluzioni i cervellotici divieti di sosta apparsi nelle vie adiacenti la stazione (dalle 6 alle 9 del mattino). Gli studenti, solitamente con orari più comodi rispetto ai lavoratori, ringraziano, i dipendenti un po' meno. Di sicuro, ci guadagna il Comune con lenzuolate di multe compilate regolarmente tra le 8.30 e le 9 (e mai tra le 6 e le 6.30 quando in contravvenzione si trovano le macchine dei residenti).

A guardare gli spazi inutilizzati a perdita d'occhio ai lati della stazione, sorge spontaneo qualche perplessità circa l'effettiva volontà di ferrovie e amministrazione locale di volersi occupare della questione.

Non molto diverso lo scenario per i ciclisti. Chiuso da tempo lo spazio dedicato al ricovero delle biciclette, intorno allo scalo si scatena regolarmente la caccia a pali, inferriate recinzioni, e talvolta tombini, idonei ad affrancare il proprio mezzo per avere qualche probabilità di ritrovarlo la sera. La totale assenza di banali rastrelliere (ai lati del poco utilizzato binario 1 lo spazio non manca), rende questa lotta fraticida sempre più esasperata. In questo caso, tra l'altro, gli abitanti dei condomini della zona avrebbero sì ragione di lamentarsi, vista la presenza di persone poco educate che, non contente di legare le biciclette a recinzioni condominiali, non hanno neppure l'accortezza di utilizzare catene coperte di plastica in modo da evitare danni alle proprietà.

In questo caso però, qualche cosa sembra muoversi. Stanchi di aspettare decisioni degli organi competenti, i pendolari si sono mossi per conto proprio.

Chi fa da sè...
Da qualche tempo attento sostenitore di maggiore attenzione verso le due ruote, il movimento Alterlist promuove una campagna mirata a sollecitare una politica locale di interventi a protezione dei ciclisti, accompagnata da un'iniziativa legata proprio al problema del ricovero in stazione

"In particolare, come spiega un comunicato, si propone "Un servizio autorganizzato di custodia delle biciclette per tentare di scuotere un'Amministrazione sorda alle esigenze dei ciclisti ed in particolare dei pendolari che tutti i giorni prendono il treno. Una chiamata ai pendolari stufi di ritrovarsi solo con l’ombra della propria bicicletta alla fine di una giornata di lavoro. E quindi un servizio auto-organizzato di custodia delle biciclette alla stazione FFSS, uno dei luoghi principali di un possibile traffico ciclistico".

L'esperimento avviato nei giorni scorsi, dovrebbe essere in grado a breve di fornire i primi risultati. Ma Alterlist non si ferma qui e si spinge oltre, denunciando senza mezzi termini, una presunta mancanza di sensibilità da parte della Giunta: "L’attenzione, anche misure di minima, come la realizzazione di un deposito delle biciclette nelle stazioni ferroviarie o in luoghi di grande transito pubblico è assente in città. Addirittura quelli che c’erano sono scomparsi, murati, chiusi, apparentemente in modo definitivo ed ultimativo. I depositi di biciclette nelle stazioni ferroviarie o in luoghi di grande transito pubblico (ospedale, cimitero, poste, municipio), sono solo un primo passo verso una cultura della mobilità sostenibile. A Busto, i depositi esistenti sono via via spariti e le ciclabili solo binari morti".

Stazione a prova di viaggiatore paziente
Se i pendolari ciclisti si possono consolare con il fatto di aver trovato almeno qualcuno che si faccia portavoce dei propri disagi, per tutti i clienti di Trenitalia i disagi proseguono anche dopo aver trovato un ricovero per il proprio mezzo.

Il recente sottopassaggio pedonale ha reso più agevole l'accesso alla stazione. Peccato che in fase progettuale si sia trascurato il fatto che le piastrelle utilizzate per pavimento e pareti potessero anche risultare eleganti, ma pronte a trasformarsi rispettivamente in piste scivolose in caso di pioggia e lavagna per i noti incivili.

Solitamente i pendolari viaggiano dotati di abbonamento mensile. Ed è una fortuna. Perchè in caso sia necessario acquistare il biglietto, l'unico sportello aperto sarà immancabilmente monopolizzato da un aspirante esploratore impegnato nella stesura di un viaggio internazionale a distanza di almeno sei mesi. Inutile anche fare affidamento sulle due biglietterie automatiche, installate da diverse anni e fuori servizio da tempo immemorabile.

Quando, nonostante tutto, il passeggero riesce ad accedere al binario (sempre che non sia disabile, dal momento che risulta assente qualsiasi supporto per l'accesso facilitato) non resterà che attendere, attendere e poi ancora attendere il proprio treno ingannando il tempo godendosi il panorama di binari. Qui è facile osservare uno strato di immondizia ultradecennale (non è un modo di dire) o la boscaglia circostante ignorata da un tempo imprecisato e ambiente ideale per la crescita incontrollata di piante causa di forti allergie, prima tra tutte la famigerata ambrosia il cui taglio è un obbligo di legge.

Forse è proprio a causa di tutto questo che per i pendolari, quando mettono finalmente piede sul treno senza poter sapere quando ne scenderanno, non sembrano così preoccupati. Per quanto possa sembrare curioso, è l'inizio dell'ultima parte del calvario del pendolare.

Giuseppe Goglio
giuseppe@valleolona.biz

Una firma per farsi sentire

Stanchi di restare a guardare in attesa che qualche cosa finalmente si smuova e che gli amministratori di turno si facciano vivi solamente in prossimità di scadenze elettorali, i pendolari hanno deciso di muoversi.

Senza lasciarsi trascinare, al momento, da tentazioni di proteste eclatanti ma prive di rispetto per gli altri viaggiatori, come i sempre antipatici blocchi, i 'clienti' delle ferrovie hanno deciso di puntare direttamente ai piani alti, che contano di raggiungere attraverso una raccolta di firme da presentare direttamente al Ministro dei Trasporti Antonio Di Pietro sotto forma di vera e propria petizione. Chi fosse interessato a firmare, può seguire direttamente questo lilnk

 

 

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