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Malpensa
Il tempo dei silenzi è scaduto

Il Presidente della Provincia pronto a bloccare i voli Alitalia

12 Ottobre 2007 - Non intende aspettare inoperoso i tempi della burocrazia centrale il Presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni, nè tanto  meno assecondare l'immobilismo e l'indifferenza di un manipolo di politici indifferenti alle richieste e alle esigenze di abitanti e imprenditori della Lombardia, che vedono in serio pericolo la propria attività per effetto delle decisioni unilaterali di Alitalia e di un Governo parziale.

Prima di passare ai fatti con il divieto di decollo agli aerei della ex compagnia di bandiera però, l'Amministratore locale lancia un ultimo appello, di seguito riportato in forma integrale: "Quello di oggi è chiaramente un atto provocatorio, cui seguiranno azioni anche al di fuori dell’ambito strettamente istituzionale, se non avremo al più presto una pronuncia del Governo sulle sue intenzioni riguardo all’aeroporto di Malpensa.

La protesta che mi accingo a portare avanti è il logico epilogo di anni di trattative, in cui la Provincia di Varese non ha mai fatto mancare il suo sostegno per supportare la crescita di Malpensa, sia dal punto di vista gestionale che da quello dei collegamenti stradali, arrivando addirittura a condurre una battaglia a mezzo stampa per stimolare l’allora Ministro dei Trasporti Lunardi a realizzare il tratto Malpensa-Boffalora, fondamentale se si vuole intendere lo scalo come perno centrale del sistema aeroportuale lombardo.

Peraltro, il territorio di Varese, in tutte le sue componenti sociali ed economiche si è reso sempre disponibile al dialogo con Alitalia e il governo per concertare insieme le strategie di sviluppo dell’aeroporto, ciononostante dall’altra parte del tavolo abbiamo sempre incontrato esitazioni, reticenze e contraddizioni, fino al inqualificabile contegno assunto dal Governo in queste settimane. Ignorando ostinatamente i reiterati appelli del Tavolo di Concertazione Provinciale, nonché il documento redatto dalla conferenza delle Autonomie, sottoscritto dal Presidente della Regione Formigoni, dal Comune di Milano e dalle Camere di Commercio di tutte le province lombarde, il Governo sta venendo meno anche ai suoi più elementari doveri istituzionali.

Il nuovo piano industriale, o meglio anti-industriale di Alitalia e il silenzio colpevole del Ministro della Pianificazione del Trasporto Aereo sono le due gocce che rischiano seriamente di far rompere un vaso che trabocca già da troppo tempo. L’indice dei cittadini è puntato non tanto contro Alitalia, ormai diventata la barzelletta d’Europa per disservizi,ritardi,bagagli perduti, voli cancellati etc.., quanto contro il Governo Centrale nella persona del Ministro Bianchi che sta tenendo nei confronti di una delle aree più produttive del Paese un atteggiamento da struzzo, celando dietro una millantata impossibilità d’iniziativa, il disimpegno di un Esecutivo che concepisce il Nord solo come una colonia da sfruttare e umiliare economicamente.

Non è credibile infatti un Ministro che, eletto nelle file del partito che si propone di rifondare il comunismo, non riesca a comprendere il grave pericolo di crack occupazionale che il nuovo piano industriale di Alitalia porta con sé. Sono circa ottomila i lavoratori precari che rischiano di non vedere rinnovato il proprio contratto, e questo solo per le attività direttamente legate all’attività dell’aeroporto, senza considerare il cosiddetto “indotto”, ossia le strutture la cui sopravvivenza è strettamente legata allo sviluppo dell’hub, uno su tutti il sistema alberghiero.

Ottomila posti di lavoro che coinvolgeranno altrettante famiglie che hanno creduto in Malpensa, investendo la loro vita nel futuro del nostro scalo internazionale, ottomila promesse tradite da chi sta giocando sulla pelle dei cittadini per mantenere l’egemonia nazionale del mercato dei trasporti aerei. Alitalia si sta comportando come il peggiore degli eserciti in ritirata, facendo terra bruciata dietro di sé per impedire alle compagnie che le subentreranno di fare di Malpensa il centro del sistema aeroportuale del Sud Europa.

Davanti a questo scenario di grande crisi e incertezza, io non posso accettare che un Ministro della Repubblica Italiana, scarichi le proprie responsabilità istituzionali addosso al prossimo azionista che prenderà possesso di Malpensa. Il silenzio è davvero l’unica risposta che non posso tollerare, quindi il Ministro dichiari le sue intenzioni, altrimenti sono disposto a compiere gesti anche estremi, come ad esempio bloccare a terra gli aerei di Alitalia in partenza da Malpensa, esattamente come si fa con i creditori insolventi. Sono pronto a questa battaglia perché ho la sicurezza di avere alle mie spalle tutto il territorio della Provincia, che nel maggio scorso ha premiato, con una percentuale molto significativa dei voti, il mio programma elettorale che vedeva proprio in Malpensa la chiave di volta per il rilancio del nostro territorio. Non c’è da stupirsi dunque che il mio appello sia già stato recepito dai comuni limitrofi all’aeroporto, nonché dai Comuni di Varese e Gallarate.

Sono sicuro che nei prossimi giorni molti altri si schiereranno al mio fianco per difendere un aeroporto che rappresenta il nostro orgoglio e la nostra volontà di costruire un grande futuro per il nostro territorio. Ci opporremo dunque con ogni mezzo a chiunque vorrà trattare Malpensa solo come una merce di scambio, pensando così di poter fare i propri interessi giocando sulla pelle delle nostre famiglie".
 

 

 

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