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Malpensa
Di fianco a Regione Lombardia, Province di Milano e Varese, Sea, anche gli imprenditori locali sono decisi a far valere i propri diritti senza perdere tempo in giri di parole. Incredulità e sconforto sono infatti le parole che meglio di ogni altra l'Unione degli Industriali della provincia di Varese utilizza per descrivere il sentimento comune espresso dagli imprenditori ne che fanno parte. Nei giorni scorsi, la Giunta si è riunita dopo la pausa estiva per fare il punto, come sempre, sulla situazione produttiva e occupazionale ed esaminare le diverse questioni, di carattere internazionale, nazionale e locale, che possono interessare il mondo dell’economia. Incredulità e sconforto, naturalmente per i contenuti del piano industriale di Alitalia, che ha occupato buona parte della discussione della Giunta. Incredulità, per un piano che, anziché puntare al rilancio della Compagnia attraverso azioni in grado di recuperare competitività industriale, finirà per comprimerne le potenzialità proprio a motivo del preannunciato abbandono delle rotte intercontinentali che fanno attualmente base a Malpensa, l’aeroporto hub situato nel Nord Italia, cioè la parte economicamente più sviluppata del Paese, dove viene staccato il 70 per cento dei biglietti aerei. Sconforto, per una decisione che non tiene conto delle esigenze di mobilità di quanti operano nelle numerosissime imprese del Settentrione, che si vedranno allungare i tempi necessari per raggiungere le destinazioni intercontinentali. E’ stata stimata, in proposito, una dilatazione fino a 2 ore e mezza per andare a New York e Boston, 3 ore e mezza per Caracas, 7 ore per Buenos Aires, 7 ore e mezza per San Paolo. Ma, soprattutto, per le prevedibili conseguenze che questa dilatazione potrà avere sulla propensione degli operatori economici stranieri a considerare le imprese del Nord Italia come partner commerciali di preferenza anche grazie alla loro facile raggiungibilità da ogni parte del mondo. “Un indebolimento dell’industria del Nord è un boomerang per gli interessi dell’intero Paese - è il commento del Presidente dell’Unione Industriali Michele Graglia - e per questo ci si poteva aspettare qualunque decisione ma non quella di depotenziare Malpensa. Soprattutto se si considera che sono stati fatti ingenti investimenti per fare di questo aeroporto, secondo i piani dell’Unione Europea, l’hub del Centro-Sud Europa. Ci si aspettava che le nostre autorità politiche dessero piena attuazione a questa decisione dell’Europa, la quale anni fa finanziò l’ampliamento dell’aerostazione. Invece, i collegamenti da e per l’aeroporto, quasi dieci anni dopo l’apertura di Malpensa 2000, sono ancora in fase di completamento e una scelta come quella di Alitalia, che ha una rilevanza enorme nella politica economica italiana, è stata lasciata alla decisione del solo consiglio di amministrazione di Alitalia”. Una decisione dunque inaccettabile, le cui conseguenze sono del resto state stimate dalla recente indagine dello Studio Ambrosetti in un dimezzamento della crescita del PIL nel Nord Italia da qui al 2020: +1,2% con Malpensa in funzione di collegamento point to point anziché +2,5% con Malpensa in funzione di hub. Una prospettiva molto deludente, che conferma del resto gli studi fatti in passato, insieme, dall’Università Carlo Cattaneo, dal Politecnico di Milano e dallo Studio Clas e che avevano riguardato le prospettive di sviluppo dell’area Nord Ovest in conseguenza dell’ampliamento di Malpensa. “Viene da domandarsi - commenta ancora il Presidente Graglia - che senso abbia fare e disfare le cose e, inoltre, che cosa debbano pensare i contribuenti dell’uso che viene fatto delle loro risorse”.
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