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Stop al traffico. E alla ferrovia

I  lavori al Ponte di Vedano compromettono il recupero della Valmorea

15 Gennaio 2007 - Un viadotto per superare le attuali difficoltà alla circolazione, ma che potrebbe produrre qualche effetto collaterale al momento sottovalutato. Un’opera che avrebbe dovuto realizzare Società Pedemontana ma che, in mancanza di una data precisa sulla sua costruzione, costruirà la Provincia, sulla base di un valido progetto che però ha trascurato qualche dettaglio.

Si tratta del nuovo cavalcavia di 260 metri di lunghezza che, al Ponte di Vedano, dovrebbe  eliminare gli ingorghi che si creano fra la tangenziale di Varese, la provinciale per Lozza, Gazzada e l’ingresso della A8 e la Varesina. Il via al cantiere che nei primi mesi del 2008 avrà completato l’opera, è stato dato nei giorni scorsi dal presidente della Provincia, Marco Reguzzoni e dall’Assessore provinciale alla viabilità, Carlo Baroni.

Il viadotto – con il quale sarà realizzato anche un tunnel di un’ottantina di metri, (proprio la ragione per cui alcune persone hanno manifestato una certa perplessità) - non sarà il solo lavoro che verrà realizzato. Una rampa collegherà la viabilità locale con la tangenziale di Varese, tre rotatorie disciplineranno e incanaleranno il traffico fra la provinciale per Gazzada e l’autostrada, la Varesina e la stessa tangenziale.

Il viadotto sarà lungo 262 metri a avrà dieci campate. L’altezza varia da 4 metri e mezzo a 7 metri e 90 centimetri sul piano della campagna. L’Olona sarà scavalcato con una sola campata. "Diamo una risposta a un problema che negli anni altri avevano promesso risolvere. Invece di far chiacchiera, oggi siamo qui per inaugurare un’opera che consente più fluidità alla viabilità intorno a Varese. Non è la soluzione dei tanti problemi che hanno le nostre città e i nostri paesi – ha ricordato Marco Reguzzoni, presidente della Provincia – ma è un contributo che la Provincia dà con un notevole sforzo finanziario in un Paese che centralizza le risorse e poi non le destina là dove vi è vera necessità. Con un vero federalismo fiscale, quest’opera ce la saremmo già fatta da tempo".

"L’attuale configurazione del sistema di viabilità – ricorda Carlo Baroni – ha presentato e continua a presentare numerosi problemi in ragione dell’intenso traffico che sopporta l’intersezione fra la tangenziale di Varese e la provinciale per l’autostrada. Per di più, la riqualificazione della provinciale fra Ponte di Vedano e l’autostrada in prossimità del nodo di Lozza, rappresenta un’opportunità preziosa per ridisegnare lo schema della viabilità anche in prospettiva del Peduncolo di Vedano".

Buone notizie per gli automobilisti, quindi. E certamente una dimostrazione di operatività da parte della Provincia. Dallo studio dettagliato del progetto però, alcune persone hanno ricavato diverse preoccupazioni. La zona dove è prevista la realizzazione del tunnel infatti, interessa il percorso della Ferrovia della Valmorea.

Certamente, rispetto agli automobilisti tutti giorni imbottigliati in questo famigerato snodo viario, si tratta di un numero di sostenitori decisamente inferiore, tuttavia potrebbe essere opportuno non trascurare la questione.

Al recupero della Valmorea sono però legate importanti opportunità occupazionali in ottica turistica, soprattutto grazie alla possibilità di aprire un nuovo flusso di visitatori dalla vicina Svizzera. Ora che finalmente dopo lunghe traversie l'antica strada ferrata sta sopraggiungendo alle porte di Malnate, questi lavori potrebbero trasformarsi in una pesante tegola sul futuro del tracciato.

Praticamente tutti i paesi della Valle Olona interessati dal percorso, a partire dalla vicina Castiglione Olona, credono molto in questa opportunità, al punto da aver già intrapreso progetti complementari. Persino nella parte bassa della Valle, la zona più lontana dal percorso attuale, dove sono già state intraprese diverse operazioni di pulizia e recupero dei binari, per il momento a scopo pedonale.

Raccogliendo il grido d'allarme lanciato da diversi sostenitori del recupero totale della strada ferrata, sembra quindi doveroso un invito all'Amministrazione Provinciale a studiare meglio l'intervento finchè esiste ancora il tempo materiale di accertare che il rifacimento di un singolo incrocio non precluda alcune decine di chilometri nel recupero di un percorso ferroviario sul quale sono in molti a vedere un'importante risorsa non solo economica, ma anche storica.

 

 
 

 

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