martedì 30 settembre 2008

Che gusto poter dire: "Io c'ero", "L'avevo detto"

Mentre Varese e i varesini riprendono perplessi il possesso della propria città, dopo che la tanto annunciata invasione alla luce dei fatti si è rivelata poco più di una scampagnata, per i Mondiali di Ciclismo di Varese 2008 è già il tempo dei ricordi.

In quel misto di sollievo e nostalgia, tipica di esperienze tanto sognate che poi si consumano nel giro di pochi minuti, affiorano in ordine sparso sensazioni e ricordi di queste giornate storiche.

A parte qualche intoppo nell'inedita cerimonia di apertura, tutto sembra essere andato per il meglio. Più che le dichiarazioni di circostanza, la conferma arriva dagli addetti ai lavori, soprattutto stranieri, presenti tanto nel Cycle Stadium come sul percorso di gara.

Forse meno ortodossa, ma certamente più sincera, la soddisfazione dimostrata dallo stuolo di tifosi norvegesi che, dopo essersi accampati a centinaia sulla salita dei Ronchi, hanno passato la giornata a festeggiare anche dopo che Kurt-Asleil Arvesen, loro idolo ben stampato sulle magliette, si è ritirato. Con estrema soddisfazione dei chioschi che hanno dovuto provvedere a rifornimenti straordinari di birra.

Proprio la salita più spettacolare del circuito però, è l'emblema del problema maggiore registrato dall'evento. Le cifre ufficiali parlano di 650 mila spettatori complessivi per l'intera settimana e di 350 mila per la domenica. In pochi saranno diposti ad ammetterlo, ma con tutta probabilità ci si aspettava di più. Come ci si attendeva di più in fatto di turisti. Le misure prese per non congestionare il centro cittadino di fatto hanno prodotto un'insolita tranquillità per le vie commerciali, mentre buona parte del traffico era stato dirottato sulla circonvallazione e sul nuovo moncone di tangenziale, con il risultato di ingorghi memorabili a fare da cornice a una calma inquietante.

Agli appassionati di ciclismo abituati a vedere i pendii delle tappe di montagna del Giro d'Italia gremiti di tifosi all'inverosimile la cosa non è sfuggita. Sulle rampe dei Ronchi, i presenti si contavano infatti a centinaia più che a migliaia. Ma una spiegazione potrebbe non essere molto lontana. Basta infatti considerare che domenica per entrare nello stadio era necessario pagare un biglietto che andava di 40 euro per il parterre ai 200 per le tribune. Per entrare sulla via dei Ronchi, 28 euro a persona. In ogni caso, una famiglia media di 4 persone si trovava a dover spendere almeno un centinaio di euro. Una cifra decisamente alta per uno sport popolare come il ciclismo. E per giunta nel momento in cui si trova a dover accusare un pesante calo di popolarità.
A parte questo, è doveroso ricordare come buona parte dell'esito positivo della manifestazione è da riconoscere alla pattuglia di volontari di tutte le età. Un raro esempio di personale di servizio cortese e comprensivo anche nei momenti più delicati della corsa.

Più che senzazioni, comunque, sono ormai dei ricordi. Ricordi impreziositi dall'essere stati vissuti dal vivo. Come l'andatura sonnolenta dei primi giri, lo scatto incredibile di Ballan verso la storia e tutti quei momenti che non sarebbe stato possibile assaporare in televisione. Come per esempio il passaggio dei corridori sconosciuti distanziati di minuti dopo pochi chilometri che arrancano sui tornanti, oppure la memorabile passerella di Bettini, che mentre i propri compagni si giocavano la maglia iridata sfilava tra due ali di tifosi tutti per lui e poteva permettrsi di dispensare saluti.

Certamente, con il tempo il valore di poter dire "c'ero anch'io", non sarà solo sintomo di vecchiaia, ma un ricordo indimenticabile. Nel frattempo, c'è spazio anche per una piccola rivincita: aver avuto il sostegno inconsapevole di tutti gli addetti ai lavori nel considerare il percorso non particolarmente impegnativo e selettivo. Esattamente quello che mi sono ostinato ad affermare per mesi davanti alle espressioni contrariate di appassionati, cicloamatori o semplici pettegoli, ufficialmente molto più competenti di me.
Geppe




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venerdì 26 settembre 2008

Strade mondiali: tangenziali, ingorghi e circuito

Un Campionato del Mondo è sempre un avvenimento da non perdere. A maggior ragione quando si tratta di uno sport popolare come il ciclismo in una delle terre dove raccoglie maggiori consensi. Ancora meglio, quando si ha la possibilità di unire l'utile al dilettevole, vale a dire combinare lavoro e piacere. Insomma, seguire Varese 2008 come giornalista.

Innegabili i vantaggi. Un pass valido per tutte le giornate di gara, una sala stampa confortevole dove poter svolgere il propio lavoro, una tribuna stampa con vista sul traguardo fornita di comodi banchi e monitor personali.

Ma per godere di tali privilegi è necessario pagare qualche prezzo. Mentre alle emittenti televisive e radiofoniche sono riservate le prime file battute da un sole che rende problematico seguire la corsa sugli schermi, le file restanti all'ombra possono godere di un particolare microclima dal sapore invernale. Per superare indenni la giornata è necessario coprirsi di conseguenza e non curarsi degli sguardi perplessi che a pochi di metri di distanza, dall'altra parte del rettilineo d'arrivo, non solo si chiedono chi siano quelle facce sconosciute che passano per giornalisti ma, mentre si godono in canottiera il tepore del sole settembrino, si domandano soprattutto il perchè di tale abbigliamento.

Prima ancora di affrontare questi imprevisti però, al Cycle Stadium bisogna arrivarci. E siccome nella vita non bisogna farsi mancare niente, dopo l'esperienza su ferro andava sperimentata quella su gomma. Pochi giorni prima della cerimonia di apertura, alla presenza delle autorità del caso è stata inaugurata la cosiddetta tangenziale di Varese. Quale migliore occasione per sperimentarne gli effetti sui tempi di percorrenza?

Arrivato alle porte di Varese 45 minuti prima del termine massimo per la chiusura delle strade, la nuova arteria scorre veloce per alcuni chilometri. Dopodichè, come per magia, l'ampia carreggiata si chiude a imbuto in quella che ha tutta l'aria di una circonvallazione urbana. Dove, causa chiusura di buona parte delle strade cittadine, si è riversato tutto il traffico. Risultato: trenta minuti di colonna fino al primo varco utile per implorare il servizio di sicurezza di concedere l'accesso, così da arrivare allo stadio in tempo utile e al tempo stesso guadagnarsi gli improperi dei residenti costretti a fare marcia indietro e darsi alla macchia per non turbare il clima della manifestazione. Per il resto della tangenziale, appuntamento al prossimo mondiale varesino, forse.

E' tempo però di pensare alla gara. Oggi è la giornata della prima corsa in linea (si dice così, anche se si corre in circuito), quella degli Under 23, i più giovani. La prima impressione è che se questi ragazzi hanno davanti a loro ampi spazi di miglioramento, tra qualche anno incontreranno seri problemi con gli autovelox. Dopo i primi giri però, mentre le seconde linee si danno battaglia nelle prime posizioni e i favoriti pedalano coperti nella pancia del gruppo (linguaggio forbito appreso frequentando la sala stampa), è interessante curarsi delle retrovie, quelle che presto vengono dimenticate dalle telecamere.

Si ha modo così di scoprire la presenza di ciclisti dalle insolite provenienza, come per esempio la Moldova o la Malesia. Ma, soprattutto, un ciclista Algerino che mentre tra sè e sè sembra pensare "chi me l'ha fatto fare", accumula diversi minuti di distacco al giro. Questo e il moldavo si ritrovano presto a pedalare insieme, e subito dopo la coppia diventra un trio, grazie al cedimento di un secondo corridore algerino.
Mentre davanti si dannano per manterene la posizione, i tre ragazzi se la prendono comoda, al passo di un cicloturista varesotto in una domenica d'estate (e non è comunque poco). Sorge spontaneo un dubbio. Che, mentre i primi passano talmente concentrati da ignorare l'incoraggiamento collettivo del pubblico, questi in realtà vogliano godersi l'applauso corale che gli spettatori inteneriti riservano loro personalmente.

A pochi giri dal termine, mentre gli azzurri Caruso e Oss trascinano la fuga a cinque, anche il gruppetto di coda si è disgregato. Resta in corsa solo uno dei due algerini che può approfittare diun tempestivo (voluto?) doppiaggio proprio in prossimità del traguardo per sfilare insieme al gruppo.

La corsa entra nel vivo. Nel frattempo che uno è tutto a preso a scrivere una cosa ne sono successe almeno altre tre. I cinque di testa sono diventati sette, Caruso ha tentato di scappare, uno dei due tedeschi che avevano iniziato la fuga decisiva si è perso per strada. Insomma, come mi informano i colleghi stranieri seduti a fianco, al tempo stesso preoccupati e incuriositi dal mio trafficare con la tastiera, siamo alle battute decisive. A conferma, suona la campana, e mezzogiorno è già passato da un pezzo, quindi senza ombra di dubbio, scocca l'inizio dell'ultima tornata.

Due italiani, un inglese, un francese, un tedesco. Non è una barzelletta, ma il gruppo di testa. Nel quale si è intrufolato da subito anche un colombiano che cerca sornione di fare finta di niente, aspettando che, come d'abitudine, gli europei si mettano d'accordo sul da farsi per provare a farli tutti fessi.

Il pubblico, al sole beati loro, non fa fatica a scaldarsi. Non sono tantissimi, per la verità, anche perchè per entrare nel parterre ci vogliono 20 euro (domenica saranno 40!). Molti di più per sedere sulle tribune (domenica ce ne vorranno centinaia). Ma si fa sentire e notare senza fatica. Anche perchè i tifosi nordici non hanno certo esitato ad assaporare la birra prodotta a pochi chilometri.

La salita decisiva. Quella via dei Ronchi che personalmente faccio fatica a scalare una volta sola in tutta calma loro se la sono bevuta dieci volte a tutta. Forse è anche per questo che mentre loro pedalano io siedo in tribuna stampa.

Ci si aspetta che da un momento all'altro uno dei sei scatti. Invece nessuno azzarda la mossa, così rientrano altri tre, l'italiano Ponzi, un russo e un portoghese. In città deve esserci traffico, perchè il gruppetto rallenta e alle loro spalle un olandese rientra a velocità assurda. Ho perso il conto di quanti sono, ma la cosa si fa interessante.

Soprattutto, perchè non ero andato molto lontano. All'ingresso dello stadio, alla chetichella il colombiano Duarte Arevalo Fabio Andres se ne va e non lo vedono più se non dopo il traguardo. Gli italiani? Simone Ponzi secondo e Daniel Oss ottavo. Mannaggia, è andata buca.

Pazienza, magari nei prossimi due giorni andrà meglio. Nel frattempo, è ora di provare a tornare a casa. Magari evitando la tangenziale per non correre il rischio di dover ripartire prima ancora di essere arrivato.



Geppe



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mercoledì 24 settembre 2008

L'altra Varese ai Mondiali di Ciclismo

Una città al lavoro da diversi anni per farsi trovare all'evento in piena forma. Una provincia in fermento per offrire il proprio contributo e al tempo stesso conquistare una fetta, anche piccola, di visibilità. Meglio ancira, se accompagnata da qualche contributo concreto. Una marcia di avvicinamento segnata da timori e attesa sempre più spasmodica fino al grande giorno dell'apertura ufficiale.

Tutto questo è stata Varese negli ultimi tempi a causa dei preparativi per i Campionati Mondiali di ciclismo su strada tornati della Città Giardino a distanza di 57 anni.

Finalmente il grande momento è arrivato. Ma, come spesso capita in queste occasioni, gli intoppi sono all'ordine del giorno. Che Varese sia una provincia tra le più appassionate di ciclismo su strada in Italia ma non solo è un fatto noto da tempo. Ma quanto successo lunedì sera nei pressi dell'inedito Cycle Stadium (l'Ippodromo cittadino) è andato oltre. Per buona parte degli interventi è stato praticamente impossibile accedere alle tribune, causa afflusso al di sopra di ogni aspettativa, complice la buona volontà dell'organizzazione di offrire per l'occasione l'accesso gratuito. Risultato: mentre all'interno si susseguiva il programma, all'esterno spettatori, operatori e perfino giornalisti cercavano disorientati di districarsi tra la folla e il personale addetto alla sicurezza.

Scenario completamente ribaltato nei primi giorni di gara. In una città dalle scuole chiuse per una settimana e con buona parte dei residenti in ferie più o meno volontarie, per le vie cittadine regna una calma surreale, da pieno agosto con il clima di fine ottobre.

Capita così che tra disinformazione dei (dis)information point e ritardi dei treni ci si trovi a dover coprire a piedi (neppure in bicicletta) la distanza tra la stazione e la sala stampa (circa 3 km), senza riscire a scoprire se la presenza di una navetta sia o meno frutto della fantasia o di qualche illusione.

Ma il buon cronista fa tesoro anche delle avversità e così la scarpinata fuori programma si trasfomra nell'occasione buona per tastare il polso all'altra Varese, quella che vive al di fuori del ciclismo e si trova suo malgrado a dover fare da cornice alle gare.

Mentre le leggende metropolitane narrano come buona parte dei cittadini sia impegnata a ridipingere l'appartamento causando un'impennata improvvisa nel prezzo della tinta, i commercianti, nel pieno rispetto del clima di austerità combinato al leggendario pragmatismo lombardo, hanno assecondato il clima mondiale riempiendo le proprie vetrine di velocipedi spesso recuperati in qualche cantina. Chi non ha potuto approfittare del rivenditore di zona per ospitare l'ultimo modello in carbonio con relativa pubblicità si è così arrangiato con qualsiasi veicolo, purchè a due ruote e munito di pedali che è risultato buono per dichiararsi in clima Mondiali.

Di fronte alle vetrine, strade pressochè deserte, tante chiuse al traffico anche lontano dalle gare e pochi spettatori per questa curiosa rassegna di storia della bicicletta dal sapore casereccio.

Chi non ha resistito alla tentazione/necessità di una vacanza fuori stagione, si ritrova così insieme agli appassioanti delle due ruote al Cycle Stadium, tempio delle gare. Qua sì che finalmente è possibile respirare l'aria del mondiale. Atleti e pubblico offorno uno spettacolo unico nel suo genere. Appassionati, addetti ai lavori, volontari, ciclisti che non rinunciano alla bicicletta e alle relative scarpe con tacchette neppure per salire sulle tribune, giornalisti navigati, cronisti spaesati alle prime armi e semplici curiosi formano un miscuglio di umanità tutto da scoprire.

Guardandosi intorno, ci si accorge presto che le bandiere regionali sono più di quelle nazionali. Curioso come vessilli dei Paesi Baschi o Fiamminghi si affiancano i più nostrani stendardi Padani senza provocare l'usuale ondata scomposta di dichiarazioni scandalizzate ogni volta che il Sole delle Alpi compare alla vista di soggetti particolarmente irascibili.

Evidente anche il contrasto creato da tribune e viali dell'ippodromo affollati anche in un giorno di gara tra i meno gettonati. Sembra quasi che all'interno del Cycle Stadium una forza misteriosa attragga oltre ai tifosi giunti appositamente sul posto i pochi reduci varesini che non hanno osato abbandonare la postazione nel momento della tempesta. Per loro, la consolazione che un altro giorno è passato e domenica sera non è poi così lontana.

A proposito, in mezzo a tutto questo, la statunitense Amber Neben si è aggiudicata il titolo della cronometro femminile. Complimenti a lei e tutti quelli, giornalisti a parte, che la conoscevano prima che tagliasse il traguardo e comparisse sui maxi-schermi con la relativa scritta.


Geppe




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mercoledì 28 maggio 2008

Miss Mondiali Varese 2008 fa tappa a Castellanza


Facciamo un po' di pubblicità anche alle due ruote .. anche se a dire il vero mi sà che sarà l'ultimo pensiero dei maschietti che saranno presenti all'avvenimento.

Farà tappa a Castellanza Sabato 7 Giugno alle ore 21,00 nello scenario della Corte del Ciliegio la carovana del concorso Miss Mondiali di Ciclismo Varese 2008. Il concorso delle Miss Mondiali è scattato lo scorso 3 maggio a Vittuone, in provincia di Milano, e si concluderà il 20 settembre al Cycling Stadium di Varese dove saranno proclamate le sei vincitrici. Saranno queste le sei ragazze che parteciperanno alle cerimonie protocollari delle varie prove dei Campionati del Mondo di Ciclismo che si svolgeranno a Varese. Il concorso è articolato in più tappe in varie regioni d’Italia, dal Piemonte alla Campania e toccherà anche città della Svizzera.

Occasione d'oro anche per i Cicloamatori Castellanzesi che potranno premiare qualche socio iscritto nel contesto della festa e con la probabile presenza di Chiappucci, il non scordato campione di ciclismo soprannominato El Diablo.

Il 22 giugno verrà inoltre organizzata una mini biciclettata lungo il nuovo sentiero del Parco dell'Olona usufruendo delle biciclette messe a disposizione gratuitamente dal Comune di Castellanza per tutti coloro che vogliano farsi un giretto.

Basta lasciare la carta di identità al gestore del Bar, inforcare la bici e via... una iniziativa da lodare sperando ce ne siano altre prossimamente.

Ago

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