martedì 28 aprile 2009

Emissioni 0: weekend a Bormio per sportivi e non

Tra le attività in programma per quest'anno con ASD Emissioni Zero, c'è anche un weekend c/o l'Hotel Funivia di Bormio.

L'Hotel ci ha riservata per il weekend (tariffe giornaliere) in oggetto, come di seguito riportato:

Dal 26 giugno (arrivo) al 28 giugno (partenza) € 60,00 per persona al giorno con trattamento di mezza pensione (tariffa speciale a noi riservata anziché tariffa week-end) € 65,00 per persona al giorno Super Mezza Pensione (merenda al rientro dalle escursioni).


Quote comprensive di acqua ai pasti.

  • Riduzione 50% 3° - 4° letto da 2 a 5 anni
  • Riduzione 20% 3° - 4° letto fino a 10 anni
  • Riduzione 10% 3° - 4° letto oltre i 10 anni
  • Pranzo tipico in baita (domenica 28 giugno) : Euro 15,00 a persona

La quota dell' Hotel comprende:

  • Sistemazione in camera doppia con servizi privati, TV Sat, cassaforte e phon.
  • Utilizzo gratuito di Piscina, Sauna, Bagno Turco, Doccia del mulino, Doccia idromassaggio, Palestra e Campo da tennis.
La struttura offre gratuitamente agli amici ciclisti vari servizi:

- Sacca Omaggio
- Deposito sicuro per le bici
- Officina attrezzata per piccole riparazioni
- Lavanderia per abbigliamento tecnico
- Servizio snack a base di frutta e tramezzini
- Convenzioni con negozi specializzati
- Disponibilità di trasporto biciclette
- Servizio di ricupero in caso in difficoltà
- Bike Manager
- Guida ciclistica
- Area Massaggi con fisioterapista su richiesta (a pagamento)
- Noleggio Pinarello Carbon FP5 (51, 53, 55) (servizio a pagamento)
- GPS

Tariffe per Associati e congiunti (o fidanzate/i):

150€ in mezza pensione a persona: comprende servizio guida MTB (1 ogni 10 persone al costo di 10€ a persona per 1 giorno), pranzo tipico in baita come da offerta dell'Hotel e 5€ per le spese di Segreteria

160€ in Super Mezza pensione a persona; comprende servizio guida MTB (1 ogni 10 persone al costo di 10€ a persona per 1 giorno), pranzo tipico in baita come da offerta dell'Hotel e 5€ per le spese di Segreteria

Tariffe per i non Associati:

180€ in mezza pensione a persona: comprende servizio guida MTB (1 ogni 10 persone al costo di 13€ a persona per 1 giorno), pranzo tipico in baita come da offerta dell'Hotel e 7€ per le spese di Segreteria

190€ in Super Mezza pensione a persona; comprende servizio guida MTB (1 ogni 10 persone al costo di 13€ a persona per 1 giorno), pranzo tipico in baita come da offerta dell'Hotel e 7€ per le spese di Segreteria

Per chi volesse "soffermarsi" più giorni, basterà informare questa Segreteria che penserà aa estendere la permanenza in hotel (la tariffa rimane quella convenzionata).

E' normale che, per chi non parteciperà alle escursioni in MTB, non sarà necessario pagare la tariffa giornaliera per la guida!!!

Il weekend è aperto a tutti, non bisogna essere per forza "bikers" per venire, e può essere una scusa per uscire dall'ordinario e passare 2 giorni in montagna tra terme, buona cucina e aria pulita...il tutto condito da uno stile molto "easy" !!!

Anche gli amici "bitumari" saranno benvenuti: ad accogliere loro ci saranno Stelvio, Gavia e Mortirolo che Daniele ed Elisa (proprietari dell'Hotel) saranno lieti di scalare insieme a voi.

La domenica grande mangiata in baita e poi rientro in città!!!

La prenotazione è obbligatoria entro il 5 Giugno 2009 e sarà richiesta una caparra al momento della prenotazione (onde evitare spiacevoli inconvenienti con la struttura da parte Nostra) che non verrà restituita (salvo fatti gravi impedimenti dell'ultimo momento).

Per chi prenota entro il 17 Maggio 2009 sarà previsto un gradito omaggio, che non vi svelo!!!

A disposizione per ogni chiarimento.

Marco

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venerdì 20 marzo 2009

La storia nascosta della leggendaria Scalinata

Sono ormai passati circa due mesi da quando, dopo il momento di gloria che da 50+5 anni la mette al centro dell'attenzione per una domenica di gennaio, è tornata nell'anominato. Passata l'euforia legata alla festa del Ciclocross di Solbiate, per la mitica scalinata che dal paese scende in Valle è ripresa la vita di tutti i giorni tornando a essere poco più di un punto di passaggio.

A parte la cura amorevole con la quale i volontari della G.S Solbiatese organizzatrice della manifestazione sportiva, la tirano a lucido in previsione della corsa, nei restanti mesi dell'anno le attenzioni dedicate a questo pezzo di storia sono ridotte ai minimi termini. D'inverno, neve ghiaccio e fango rendono il passaggio un punto delicato, mentre in estate la crescita degli arbusti circostanti non di rado impedisce materialmente salire o scendere gli scalini.

Eppure una testimonanza del genere meriterebbe qualche attenzione in più, qualche intervento più regolare non solo di pulizia ma anche di manutenzione, per evitare che i ciottoli di cui sono fatti i gradini diventino eccessivamente sconnessi. Ma c'è un'altra considerazione degna di nota. Grazie ai racconti dei meno giovani, negli anni passati a Solbiate Olona ho imparato a comprendere il reale valore storico di questa scalinata, La Scalinata come si chiama in paese. Scoprire la rassegna di ciclisti che si sono cimentati bicicletta in spalla su quel centinaio di gradini in ogni condizione di tempo è un patrimonio che pochi altri luoghi si possono permettere.

Ho imparato così bene la lezione che ogni volta che mi capita di portare qualcuno a scoprire la Valle, La Scalinata è una delle tappe più importanti, se non la più importante. Vista dall'alto magari sembra solo una rampa di gradini un po' malconci, ma è dal basso che si presenta in tutta la sua maestosità: la successione di scalini in sassi, il bivio a circa due terzi dove gli atleti tirano giù la bicicletta dalla spalla per buttarsi a capofitto in una discesa da brividi col fiatone e quasi alla fine, la piccola cappella con la Madonna a vigilare e al tempo stesso a rassicurare i passanti.

Qualche tempo fa è toccato a me raccontare a una persona appena arrivata da queste parti la storia della Scalinata. Dopo il piacere di poter finalmente restituire quanto mi è stato elargito in passato e contribuire a diffondere questa sorta di leggenda, mi sono però trovato spiazzato di fronte a una domanda: "Ma se questa scalinata è così importante, come mai è così poco curata e, soprattutto, come mai non c'è niente che la segnali, un cartello che consenta di raggiungerla o una targa all'inizio o alla fine che spieghi di cosa si tratta?".

In preda a un senso di disagio, non ho saputo cosa rispondere, ma forse la risposta non posso darla io.

Geppe

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venerdì 30 gennaio 2009

Il controsenso della bicicletta

Generalmente presa ad esempio come simbolo della lotta al traffico e all'inquinamento nonchè come viativo per la salute, la bicicletta non rappresenta solo un comodo mezzo di trasporto. Sempre più spesso si trasforma in una scommessa. Che la si usi per necessità, passione o semplice passatempo, rientrare a casa indenni al termine di una pedalata fa sorgere una sensazione di miracolato. E in una provincia dalla quale proviene buona parte dei ciclisti professionisti non è una buona notizia.

Più cresce il traffico, più il ciclista è a rischio. Nel senso che la percentuale di coloro che considerano le due ruote un intralcio alla circolazione aumenta. Così come gli autisti totalmente ignari del concetto di distanza di sicurezza, anche laterale, in fase di sorpasso. Non di rado, l'ultima preoccupazione al momendo di avvistare una bicicletta è quella di frenare. Se proprio dall'altra parte arriva un altro mezzo, la strada è troppo stretta e il malcapitato non vuole saperne di volatizzarsi, allora sì. Ma possibilmente non senza lanciare qualche impropero e un bel colpo di clacson.

Ma anche tanti ciclisti non rinunciano a metterci del proprio. Forse non appagati dei rischi affrontati per conto terzi, non rinunciano ad andarsele a cercare, anche se con la collaborazione più o meno consapevole di alcune Amministrazioni.

Il problema è semplice: con il tempo molte vie dei centri storici sono diventate troppo strette per sopportare allo stesso tempo un traffico a due sensi e la sosta. La soluzione, prevedibile, è un progressivo aumento dei sensi unici, eventualmente accompagnato da limitazioni al posteggio, almeno nelle intenzioni.

A questo punto sorge il problema. Secondo il Codice della strada, il senso unico vale anche per le biciclette. Tanti fanno finta di niente e il rischio è tutto loro, ma in certi casi la situazione è ambigua. Cioè: sotto il segnale di senso unico è riportata l'eccezione per le biciclette. Peccato che la stessa cosa non sia segnalata all'altro imbocco della stada, così da allertare gli automobilisti circa la possibilità di vedersi arrivare incontro legittimamente una bicicletta. Oltre agli infortuni, si potrebbero evitare svariati litigi.

Anche se la soluzione più ovvia è un'altra, e pure economica, come qualche Comune ha già provato a mettere in pratica. Una volta istituito il senso unico, sarebbe sufficiente delimitare una piccola corsia (non più di un metro) al traffico contromano delle biciclette. Costo dell'operazione: un po' di vernice. Possibili benefici: qualche scontro in meno tra ciclisti e automobilisti (non solo verbale) e un aumento nella diffusione di piste ciclabili.

Geppe
P.S.
Non che centri qualcosa, ma mi piace segnalare che questo è il post numero 100 da quando è nato BologOlona poco più di un anno fa. Sinceramente, speravo addirittura qualcosa di più, ma credo sia comunque un buon risultato.

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venerdì 26 settembre 2008

Strade mondiali: tangenziali, ingorghi e circuito

Un Campionato del Mondo è sempre un avvenimento da non perdere. A maggior ragione quando si tratta di uno sport popolare come il ciclismo in una delle terre dove raccoglie maggiori consensi. Ancora meglio, quando si ha la possibilità di unire l'utile al dilettevole, vale a dire combinare lavoro e piacere. Insomma, seguire Varese 2008 come giornalista.

Innegabili i vantaggi. Un pass valido per tutte le giornate di gara, una sala stampa confortevole dove poter svolgere il propio lavoro, una tribuna stampa con vista sul traguardo fornita di comodi banchi e monitor personali.

Ma per godere di tali privilegi è necessario pagare qualche prezzo. Mentre alle emittenti televisive e radiofoniche sono riservate le prime file battute da un sole che rende problematico seguire la corsa sugli schermi, le file restanti all'ombra possono godere di un particolare microclima dal sapore invernale. Per superare indenni la giornata è necessario coprirsi di conseguenza e non curarsi degli sguardi perplessi che a pochi di metri di distanza, dall'altra parte del rettilineo d'arrivo, non solo si chiedono chi siano quelle facce sconosciute che passano per giornalisti ma, mentre si godono in canottiera il tepore del sole settembrino, si domandano soprattutto il perchè di tale abbigliamento.

Prima ancora di affrontare questi imprevisti però, al Cycle Stadium bisogna arrivarci. E siccome nella vita non bisogna farsi mancare niente, dopo l'esperienza su ferro andava sperimentata quella su gomma. Pochi giorni prima della cerimonia di apertura, alla presenza delle autorità del caso è stata inaugurata la cosiddetta tangenziale di Varese. Quale migliore occasione per sperimentarne gli effetti sui tempi di percorrenza?

Arrivato alle porte di Varese 45 minuti prima del termine massimo per la chiusura delle strade, la nuova arteria scorre veloce per alcuni chilometri. Dopodichè, come per magia, l'ampia carreggiata si chiude a imbuto in quella che ha tutta l'aria di una circonvallazione urbana. Dove, causa chiusura di buona parte delle strade cittadine, si è riversato tutto il traffico. Risultato: trenta minuti di colonna fino al primo varco utile per implorare il servizio di sicurezza di concedere l'accesso, così da arrivare allo stadio in tempo utile e al tempo stesso guadagnarsi gli improperi dei residenti costretti a fare marcia indietro e darsi alla macchia per non turbare il clima della manifestazione. Per il resto della tangenziale, appuntamento al prossimo mondiale varesino, forse.

E' tempo però di pensare alla gara. Oggi è la giornata della prima corsa in linea (si dice così, anche se si corre in circuito), quella degli Under 23, i più giovani. La prima impressione è che se questi ragazzi hanno davanti a loro ampi spazi di miglioramento, tra qualche anno incontreranno seri problemi con gli autovelox. Dopo i primi giri però, mentre le seconde linee si danno battaglia nelle prime posizioni e i favoriti pedalano coperti nella pancia del gruppo (linguaggio forbito appreso frequentando la sala stampa), è interessante curarsi delle retrovie, quelle che presto vengono dimenticate dalle telecamere.

Si ha modo così di scoprire la presenza di ciclisti dalle insolite provenienza, come per esempio la Moldova o la Malesia. Ma, soprattutto, un ciclista Algerino che mentre tra sè e sè sembra pensare "chi me l'ha fatto fare", accumula diversi minuti di distacco al giro. Questo e il moldavo si ritrovano presto a pedalare insieme, e subito dopo la coppia diventra un trio, grazie al cedimento di un secondo corridore algerino.
Mentre davanti si dannano per manterene la posizione, i tre ragazzi se la prendono comoda, al passo di un cicloturista varesotto in una domenica d'estate (e non è comunque poco). Sorge spontaneo un dubbio. Che, mentre i primi passano talmente concentrati da ignorare l'incoraggiamento collettivo del pubblico, questi in realtà vogliano godersi l'applauso corale che gli spettatori inteneriti riservano loro personalmente.

A pochi giri dal termine, mentre gli azzurri Caruso e Oss trascinano la fuga a cinque, anche il gruppetto di coda si è disgregato. Resta in corsa solo uno dei due algerini che può approfittare diun tempestivo (voluto?) doppiaggio proprio in prossimità del traguardo per sfilare insieme al gruppo.

La corsa entra nel vivo. Nel frattempo che uno è tutto a preso a scrivere una cosa ne sono successe almeno altre tre. I cinque di testa sono diventati sette, Caruso ha tentato di scappare, uno dei due tedeschi che avevano iniziato la fuga decisiva si è perso per strada. Insomma, come mi informano i colleghi stranieri seduti a fianco, al tempo stesso preoccupati e incuriositi dal mio trafficare con la tastiera, siamo alle battute decisive. A conferma, suona la campana, e mezzogiorno è già passato da un pezzo, quindi senza ombra di dubbio, scocca l'inizio dell'ultima tornata.

Due italiani, un inglese, un francese, un tedesco. Non è una barzelletta, ma il gruppo di testa. Nel quale si è intrufolato da subito anche un colombiano che cerca sornione di fare finta di niente, aspettando che, come d'abitudine, gli europei si mettano d'accordo sul da farsi per provare a farli tutti fessi.

Il pubblico, al sole beati loro, non fa fatica a scaldarsi. Non sono tantissimi, per la verità, anche perchè per entrare nel parterre ci vogliono 20 euro (domenica saranno 40!). Molti di più per sedere sulle tribune (domenica ce ne vorranno centinaia). Ma si fa sentire e notare senza fatica. Anche perchè i tifosi nordici non hanno certo esitato ad assaporare la birra prodotta a pochi chilometri.

La salita decisiva. Quella via dei Ronchi che personalmente faccio fatica a scalare una volta sola in tutta calma loro se la sono bevuta dieci volte a tutta. Forse è anche per questo che mentre loro pedalano io siedo in tribuna stampa.

Ci si aspetta che da un momento all'altro uno dei sei scatti. Invece nessuno azzarda la mossa, così rientrano altri tre, l'italiano Ponzi, un russo e un portoghese. In città deve esserci traffico, perchè il gruppetto rallenta e alle loro spalle un olandese rientra a velocità assurda. Ho perso il conto di quanti sono, ma la cosa si fa interessante.

Soprattutto, perchè non ero andato molto lontano. All'ingresso dello stadio, alla chetichella il colombiano Duarte Arevalo Fabio Andres se ne va e non lo vedono più se non dopo il traguardo. Gli italiani? Simone Ponzi secondo e Daniel Oss ottavo. Mannaggia, è andata buca.

Pazienza, magari nei prossimi due giorni andrà meglio. Nel frattempo, è ora di provare a tornare a casa. Magari evitando la tangenziale per non correre il rischio di dover ripartire prima ancora di essere arrivato.



Geppe



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mercoledì 24 settembre 2008

L'altra Varese ai Mondiali di Ciclismo

Una città al lavoro da diversi anni per farsi trovare all'evento in piena forma. Una provincia in fermento per offrire il proprio contributo e al tempo stesso conquistare una fetta, anche piccola, di visibilità. Meglio ancira, se accompagnata da qualche contributo concreto. Una marcia di avvicinamento segnata da timori e attesa sempre più spasmodica fino al grande giorno dell'apertura ufficiale.

Tutto questo è stata Varese negli ultimi tempi a causa dei preparativi per i Campionati Mondiali di ciclismo su strada tornati della Città Giardino a distanza di 57 anni.

Finalmente il grande momento è arrivato. Ma, come spesso capita in queste occasioni, gli intoppi sono all'ordine del giorno. Che Varese sia una provincia tra le più appassionate di ciclismo su strada in Italia ma non solo è un fatto noto da tempo. Ma quanto successo lunedì sera nei pressi dell'inedito Cycle Stadium (l'Ippodromo cittadino) è andato oltre. Per buona parte degli interventi è stato praticamente impossibile accedere alle tribune, causa afflusso al di sopra di ogni aspettativa, complice la buona volontà dell'organizzazione di offrire per l'occasione l'accesso gratuito. Risultato: mentre all'interno si susseguiva il programma, all'esterno spettatori, operatori e perfino giornalisti cercavano disorientati di districarsi tra la folla e il personale addetto alla sicurezza.

Scenario completamente ribaltato nei primi giorni di gara. In una città dalle scuole chiuse per una settimana e con buona parte dei residenti in ferie più o meno volontarie, per le vie cittadine regna una calma surreale, da pieno agosto con il clima di fine ottobre.

Capita così che tra disinformazione dei (dis)information point e ritardi dei treni ci si trovi a dover coprire a piedi (neppure in bicicletta) la distanza tra la stazione e la sala stampa (circa 3 km), senza riscire a scoprire se la presenza di una navetta sia o meno frutto della fantasia o di qualche illusione.

Ma il buon cronista fa tesoro anche delle avversità e così la scarpinata fuori programma si trasfomra nell'occasione buona per tastare il polso all'altra Varese, quella che vive al di fuori del ciclismo e si trova suo malgrado a dover fare da cornice alle gare.

Mentre le leggende metropolitane narrano come buona parte dei cittadini sia impegnata a ridipingere l'appartamento causando un'impennata improvvisa nel prezzo della tinta, i commercianti, nel pieno rispetto del clima di austerità combinato al leggendario pragmatismo lombardo, hanno assecondato il clima mondiale riempiendo le proprie vetrine di velocipedi spesso recuperati in qualche cantina. Chi non ha potuto approfittare del rivenditore di zona per ospitare l'ultimo modello in carbonio con relativa pubblicità si è così arrangiato con qualsiasi veicolo, purchè a due ruote e munito di pedali che è risultato buono per dichiararsi in clima Mondiali.

Di fronte alle vetrine, strade pressochè deserte, tante chiuse al traffico anche lontano dalle gare e pochi spettatori per questa curiosa rassegna di storia della bicicletta dal sapore casereccio.

Chi non ha resistito alla tentazione/necessità di una vacanza fuori stagione, si ritrova così insieme agli appassioanti delle due ruote al Cycle Stadium, tempio delle gare. Qua sì che finalmente è possibile respirare l'aria del mondiale. Atleti e pubblico offorno uno spettacolo unico nel suo genere. Appassionati, addetti ai lavori, volontari, ciclisti che non rinunciano alla bicicletta e alle relative scarpe con tacchette neppure per salire sulle tribune, giornalisti navigati, cronisti spaesati alle prime armi e semplici curiosi formano un miscuglio di umanità tutto da scoprire.

Guardandosi intorno, ci si accorge presto che le bandiere regionali sono più di quelle nazionali. Curioso come vessilli dei Paesi Baschi o Fiamminghi si affiancano i più nostrani stendardi Padani senza provocare l'usuale ondata scomposta di dichiarazioni scandalizzate ogni volta che il Sole delle Alpi compare alla vista di soggetti particolarmente irascibili.

Evidente anche il contrasto creato da tribune e viali dell'ippodromo affollati anche in un giorno di gara tra i meno gettonati. Sembra quasi che all'interno del Cycle Stadium una forza misteriosa attragga oltre ai tifosi giunti appositamente sul posto i pochi reduci varesini che non hanno osato abbandonare la postazione nel momento della tempesta. Per loro, la consolazione che un altro giorno è passato e domenica sera non è poi così lontana.

A proposito, in mezzo a tutto questo, la statunitense Amber Neben si è aggiudicata il titolo della cronometro femminile. Complimenti a lei e tutti quelli, giornalisti a parte, che la conoscevano prima che tagliasse il traguardo e comparisse sui maxi-schermi con la relativa scritta.


Geppe




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martedì 24 giugno 2008

I podisti del G.S.Tapascioni... in bicicletta !!!

...finalmente una domenica di sole ... di caldo e con tante manifestazioni, lungo la ciclabile della Valle Olona, che hanno fatto da cornice e da segna percorso alla biciclettata partita da Castellanza.
Piacevole passare tra gli stands, i gazebo, le piccole mostre di pittura e scultura e fermarsi a far chiacchiere con conoscenti che girovagavano lungo il percorso del GirinValle.
"E' bello ed emozionante dopo anni riscoprire di avere una valle e un fiume. Più bello è poter vivere l'emozione in una festa tutti insieme, raccogliendo anche fondi per contribuire al pagamento del pulmino della Cooperativa Progetto Promozione Lavoro adibito al trasporto dei ragazzi." cosi' ho trovato scritto e copiato qui. Riassume in poche parole una manifestazione bellissima.
Chissa' mai che anche in Comune a Castellanza si riscopra, magari anche a seguito della nostra biciclettata, che e' possibile far feste e giornate in allegria all'insegna del "divertiamoci senza usare l'auto"
Partiti in gruppo dalla Corte del Ciliegio con le biciclette messe a disposizione dal Comune di Castellanza man mano che ci sia avvicinava a Olgiate si aggiungevano a noi ciclisti gia' sul percorso e che da "sfruttatori di ristoro altrui" hanno usufruito di quanto preparato dall'ottima organizzazione del G.S. TAPASCIONI di Castellanza a meta' percorso.
Una bella pedalata per tutti che speriamo si possa ripetere l'anno prossimo in concomitanza della manifestazione Girinvalle.
Un ringraziamento doveroso comunque all'Assessorato allo Sport di Castellanza, al G.S. Tapascioni, a chi ha pensato e si è prodigato per l'organizzazione e a chi ha partecipato spingendo sui pedali su e giù per la Valle Olona.

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