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Solbiate Olona, 20 Gennaio 2013
Testimonianze

Grandi ricordi per una grande corsa

ln uno scenario nazionale dove il boom economico era soprattutto una speranza e la vita di tutti i giorni chiedeva ancora di confrontarsi con le grandi difficoltà di una ricostruzione, gli eventi sociali erano spesso le rare occasioni per distrarsi e appassionarsi a personaggi capaci di far sognare. Facile quindi intuire come al Ciclocross di Solbiate siano bastati pochi anni per entrare nel cuore della gente. Questo già nel 1951, quando un certo Luigi Malabrocca, oggi sconosciuto ai più ma tra i protagonisti del settore, passò per primo assoluto sotto il traguardo della manifestazione capace di richiamare migliaia di persone tra le vie del paese e nel prato alla base della scalinata destinata a entrare nella leggenda.

Nel volgere di mezzo secolo esatto sono tanti i ricordi accumulati nella memoria di tantissimi appassionati, pronti a scendere a compromessi con il pranzo dell'Epifania pur di conquistare un posto in prima fila lungo il tracciato. Ricordi sempre più sfumati, capaci però di tornare attuali grazie a uno degli ultimi personaggi ancora in grado di vantare la presenza a tutte le cinquanta edizioni riservate ai professionisti e le ultime otto dalla rinascita affidata ai ragazzi. In quegli anni, Dino Landoni, oggi invidiabile novantaduenne, era già un uomo, reduce come tutti i propri connazionali da una brutta esperienza, ma con tanta voglia di recuperare gli anni perduti e il Ciclocross di Solbiate era un'ottima occasione.

"Tutto è nato nel 1945, con la prima sezione del G.S.Solbiatese, allora nell'Osteria dell'Ernesta - ricorda Landoni - nella piazza della vecchia Chiesa del Sacro Cuore e dal primo Presidente Nino Rovelli, allora proprietario della Sir, l'azienda per la quale tanti lavoravano in paese". Oggi, sia il locale sia la Chiesa sono in stato di abbandono, ma il loro ruolo nella storia non si può cancellare. Da lì infatti, grazie all'impegno dello stesso Landoni insieme, tra gli altri, a Bernardo Rogora, Renato Pinnari e Luciano Prada, ha iniziato a prendere forma la manifestazione, per presentarsi puntuali al primo appuntamento.

"Nelle prime edizioni, subito dopo la gara, i corridori avevano la possibilità di usare i bagni del Cotonificio - prosegue Landoni -. Avevano a disposizione anche le docce e la cosa era molto apprezzata, infatti non capitava sempre". Allora i corridori partivano dal centro del paese per scendere in Valle e risalire più volte tra due cordoni di folla pressoché ininterrotti, in qualsiasi condizione di tempo e con attrezzature ben lontane da quelle disponibili oggi. Nella mente di tanti solbiatesi sono ancora ben chiare le immagini di atleti pronti ad aggrapparsi agli alberi per risalire la costa e la fatica alla quale tutti erano sottoposti.

Una fatica alla quale non poteva sfuggire neppure l'organizzazione. Pioggia, neve. vento e fango infatti, non hanno mai messo in pericolo la gara, neppure quando proprio la mattina del sei gennaio il tracciato si presentava coperto da quaranta centimetri di neve. Per Landoni, Prada, Pinnari, Rogora e compagnia, non sono mancati neppure i tempi difficili, come quando di fronte a ristrettezze economiche, i primi dirigenti non hanno esitato a mettere a disposizione parte dei propri stipendi a garanzia del regolare svolgimento. L'impegno maggiore però è quello legato al tempo richiesto per mettere a punto la macchina organizzativa. Dino Landoni infatti, in qualità di accompagnatore di Pedrotti, dirigente della Sir, coglieva l'occasione dei viaggi a Milano e a Varese per sbrigare tutte le formalità.

Questo è solo un esempio dell'impegno e della disponibilità messa in campo da tutti quei protagonisti, pronti a lavorare dietro le quinte perché tutto funzionasse al meglio. La loro soddisfazione, vedere il paese pieno di gente e corridori famosi pronti a mettere tutto il proprio impegno anche in presenza di contratti non certamente faraonici. "Tutti questi personaggi oggi mancano tanto al Ciclocross quanto alle gare - riprende Landoni -. Penso a quei campioni capaci di mettere anima e cuore, anche solo per far divertire il pubblico ed essere ricordati con piacere".

Quale fosse lo spirito della competizione, lo spiegano al meglio due ricordi tra i tanti. Il primo, quello di un corridore al quale durante la gara si era rotta la bicicletta. Invece di ritirarsi, si è prontamente fatto prestare la bicicletta da donna da uno spettatore e con quella è arrivato al traguardo. "Un anno c'era anche Francesco Moser, arrivato a correre insieme a un compagno, con il quale ha diviso il compenso che avevamo previsto solo per lui, senza chiedere altro - conclude Dino Landoni - . Dopo la gara è entrato al Circolo, si è diretto verso un tavolo dove c'erano seduti alcuni di noi davanti a una bottiglia di vino. Ha preso il primo bicchiere a caso e l'ha svuotato. Scusandosi subito dopo, mi ha spiegato che aveva proprio tanta sete".

 

 

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